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mercoledì 5 luglio 2017

La danza dei demoni a cura di Maristella Copula

Autore: Esther Kreitman Singer
Titolo: La danza dei demoni
Genere: Classico
Pagine: 352
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Bollati Boringhieri


La protagonista di questo romanzo, Deborah, vive nel villaggio polacco di Jelhitz, agli inizi del Novecento, con i genitori e il fratello Michael. Il padre, Reb Avram Ber, è un rabbino seguace della corrente chassidica, che la madre, Reitzela, figlia di un rabbino erudito e di rango superiore, disprezza. Reitzela disprezza il marito, incapace di farsi valere, e anche la figlia, semplicemente per il fatto che sia femmina, poco attraente e quindi difficile da maritare. Mentre Michael riceve una buona istruzione ed è libero di muoversi a piacimento, Deborah è relegata in casa, a sbrigare faccende: non le è permesso di studiare, e nemmeno di leggere, quindi invidia il fratello con tutta l’anima, e sogna di sfuggire a una vita limitata ai pettegolezzi e al mercato. Quando però il rabbino si trasferisce con la famiglia a Varsavia, Deborah viene a trovarsi in un ambiente non meno squallido e repressivo. Solo dopo l’incontro con una donna che la inizia all’ideologia socialista, e la introduce in un circolo semiclandestino, comincia a nutrire la speranza di dare uno scopo alla propria vita. Alle riunioni rivede Simon, un giovane attraente, intelligente, conosciuto in precedenza. I due si innamorano ma non sospettano nemmeno lontanamente che il sentimento che nutrono sia reciproco; per di più, quando scopre che Deborah è la figlia del rabbino, Simon le proibisce di tornare agli incontri politici, gettandola in uno stato di assoluta depressione. Temendo di impazzire, la ragazza accetta di sposare un tagliatore di diamanti di Anversa, che si rivela presto pigro e incapace di sollevarsi da una condizione di fame e povertà. L’instabilità mentale della giovane donna si aggrava, e il romanzo si conclude con un sogno spaventoso: Deborah torna a Varsavia, e scopre che i genitori non abitano più lì. Si risveglia dall’incubo solo per ritrovarsi accanto al marito, nella casa vuota e silenziosa, in preda alla disperazione.

 ATTENZIONE POSSIBILE SPOILER!

   Pubblicato per la prima volta nel 1936 in yiddish e poi tradotto in inglese nel 1946 e pubblicato con il titolo “Deborah”, “La danza dei demoni” è il primo romanzo di Esther Singer Kreitman (1891-1954), la sorella maggiore degli straordinari scrittori Israel e Isaac Singer (quest’ultimo insignito del Nobel alla Letteratura nel 1978), ai quali unisce la sua voce unica e potente per raccontare il mondo ebraico degli inizi del XX secolo dal punto di vista femminile.
Il libro, palesemente autobiografico, ma ricco di un grande senso della storia e degli eventi, narra la storia di Debora, che agli inizi del secolo vive nel villaggio polacco di Jelhitz con i genitori e il fratello Michael.
Il padre, Reb Avram Ber, è un rabbino chassidico ricco di sapienza, esperto insegnante di Talmud. Egli, pur possedendo tante qualità, è sempre stato disprezzato, per la sua poca concretezza e il suo scarso senso degli affari, dal suocero e dalla moglie Raizela, erudita e cagionevole di salute, con tutto il tempo a disposizione per leggere, nelle sue lunghe giornate trascorse sdraiata sul divano. Tra gli ebrei devoti era scontato che una donna potesse aspirare solo al matrimonio e alla felicità domestica e Reb Avram sottostava a questa saggia regola, impedendo in tutti i modi che anche la figlia Deborah potesse seguire le orme materne. Ma Deborah, costretta ad assumersi il pesante fardello delle responsabilità domestiche della sua casa, aveva un desiderio represso di cultura e rivalsa. Ignorata da tutti si domandava continuamente il perché mettendosi in discussione e l’unica evasione da quella amara realtà erano i libri, letti di nascosto, comprati dal venditore ambulante del mercato. Sempre più afflitta e depressa, non trovando una sua collocazione nella vita, Deborah, rinuncerà ad un amore che pensa non essere corrisposto e accetterà alla fine, pur di sfuggire ad una famiglia in cui non si sente né amata né apprezzata, un matrimonio con uno sconosciuto tagliatore di diamanti, andando incontro ad un destino ancora più triste e solitario che si fermerà, per chi legge, alle soglie della Prima Guerra Mondiale. Nelle vicende familiari che la trascineranno fino a Varsavia e ad Anversa, Deborah sarà in grado di comunicare tutto il dolore della sua condizione al lettore, non privandolo mai di quei guizzi di sottile e amara ironia così marcati negli scritti dei suoi fratelli, soprattutto di Israel.
La storia di questa antieroina, che è poi la storia di Ester stessa (e per questo consiglio caldamente di leggere le sue note autobiografiche per rendersi conto della simbiosi tra il personaggio e l’autrice) ci affascina con una prosa struggente e coinvolgente, ricca di personaggi e di descrizioni ambientali condotte in modo magistrale e ci fa ancora una volta desumere che “il sangue non è acqua” e che i fratelli Singer avevano davvero radicato nel DNA un grande talento espressivo e intenso per l’arte della scrittura.

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