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martedì 4 luglio 2017

13 a cura di Katia Fortunato

Autore: Jay Asher
Titolo:
13
Genere:
Thriller
Pagine:
240
Data di pubblicazione:
2008
Casa editrice:
Mondadori



Clay torna da scuola e fuori dalla porta trova ad aspettarlo una pessima sorpresa: sette audiocassette numerate con dello smalto blu. Ascoltandole, scopre che a registrarle è stata Hannah, la ragazza di cui si è preso una cotta. La stessa ragazza che si è suicidata due settimane prima. Quelle cassette sono il suo modo per avere l'ultima parola sulle vicende che, secondo lei, l'hanno portata alla morte: facendole scorrere, Clay scopre che il destinatario del pacchetto deve ascoltarle e poi passarle al successivo di una lista. Nelle cassette, 13 storie: ognuna legata a una persona che ha dato ad Hannah una ragione per togliersi la vita. Seppur sconvolto, non può resistere alla tentazione di esplorare a fondo la storia che lo riguarda e, guidato dalla voce di lei, visiterà i luoghi che lei vuole mostrargli, finché non gli rimarrà altro da ascoltare...


  
   E già, voglio dire, la sinossi è tutto un programma…
Ho letto questo libro seguendo il suggerimento di un’amica e il mio istinto. L’ho letto subito, come ne ho sentito parlare; è stato un attimo e ci ho messo un giorno. L’ho letto tutto d’un fiato. Ora, non che sia un capolavoro, sia chiaro, ma c’era questa sorta di morbosa curiosità, questa voglia di capire perché. A parte questo… come definirlo? macabro scherzo delle cassette, ma c’era proprio una voglia spassionata di capire perché qualcuno decide di togliersi la vita. Questo gesto così estremo che non ti permette di tornare indietro, questo gesto così definitivo, che chiude le porte ad ogni possibile speranza, aspettativa, voglia di riuscire a cambiare. E’ questo il punto? Mancano questi elementi? Mentre leggevo, come un flash mi veniva da pensare: ma possibile? Può essere? Mi tolgo la vita per un motivo così futile? Poi sono rientrata nei ranghi e ho cominciato ad avere paura. Ho avuto paura della sensibilità di questi ragazzi, della loro fragilità, del loro non avere scelta. Cos’è cambiato? Cos’è che alla loro età, ci faceva essere più forti? Siamo stati davvero noi genitori a rovinare i nostri ragazzi? Questo è un libro che bisognerebbe leggere. So che ne hanno fatto anche un film o una serie tv, non ho capito molto bene.
A prescindere dallo stile, a prescindere dal modo di scrivere dell’autore, a prescindere dal contorno, qui è l’argomento che è un cazzotto nella pancia. E, ripeto, fa paura. Noi genitori cerchiamo di proteggere i nostri figli in tutti i modi, ma ci sono cose da cui proprio non possiamo proteggerli. Si dice che ora, i genitori siano più attenti, che si parli di più con i proprio figli, che c’è questa cosa della complicità che prima non c’era. I nostri, di genitori, se avevamo un problema, non avevano certo il tempo o la voglia di starci a sentire. Se combinavamo un casino, figurarsi se si mettevano lì con noi a cercare di capire il motivo intrinseco che ci aveva portato a fare quel determinato guaio; uno schiaffo bene assestato e l’intimazione di non farlo più e amen. Se qualcuno ci offendeva, non correvamo da mamma e papà; eravamo capaci di difenderci. Perché adesso non è più così? Perché ora la sensibilità di ognuno è più accentuata? Vi faccio un esempio: quando ero piccola, e capitava di escludere dal gruppo qualcuno, ok, la persona interessata ci rimaneva male, ma andava avanti. Certo era da stronzi, nessuno lo mette in dubbio, ma nessuno si è mai sognato di venire da noi a dire che dovevamo tenere conto della sensibilità di quella persona. Non bisogna generalizzare, lo so, ci mancherebbe, però ora, è inutile, è più facile ferire le persone, anche accidentalmente. Chiediamocelo il perché.

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