venerdì 16 giugno 2017

Libri Versus Film_3. Aria Fredda a cura di Erik Screm


Libri Versus Film è la nuova rubrica bisettimanale di Vivo perché leggo curata dall'autore Erik Screm. La rubrica, come si evince dal nome, vedrà ogni due settimane una comparazione tra un libro e la propria trasposizione cinematografica (o viceversa) in cui verranno sottolineati i pro e i contro di entrambi per, alla fine, decretare un vincitore. E nella prossima puntata, vincerà il libro oppure il film?

Aria Fredda





Come scritto nella puntata precedente della rubrica, riguardante il racconto dello scrittore di Providence 'I sogni nella casa delle streghe' e la sua trasposizione cinematografica 'Dreams in the witch house', chi ama la letteratura del soprannaturale non può non conoscere - o per lo meno aver sentito parlare - di Howard Phillips Lovecraft. Per i brevi cenni di biografia dell'autore vi rimando alla puntata precedente, mentre questa volta mi soffermerò sul rapporto che egli aveva con il cinema.
Lovecraft ha vissuto negli ultimi decenni dell'Ottocento e nei primi del Novecento, perciò ha assistito alla genesi della cinematografia, quindi quando essa aveva mezzi primitivi e, per lo più, girava attorno alla passione di registi, uomini, che volevano provare questo nuovo - per l'epoca - modo di raccontare storie e vicende.
Quando inizialmente si è avvicinato a questo mondo, Lovecraft lo ha definito un'inutile perdita di tempo, ma, con l'evolversi delle tecnologie con cui i film venivano girati, ha cambiato idea, definendosi persino un devoto. Amava guardare i melodrammi e le commedie, oltre ai film dell'orrore o del fantastico, tanto che nel 1915 scrisse un poema dedicato a Charlie Chaplin.
Uno dei migliori amici dell'epoca di Lovecraft ha affermato anche che l'autore avrebbe lavorato per un periodo in un cinema, nel turno di notte. Raccontò di averlo visto entrare nella cabina e, quando non era occupato a vendere i biglietti, leggere un libro.
Lasciando in disparte questa digressione, la relazione di Lovecraft con la cinematografia è stato altalenante, dalla critica spietata rivolta a film come 'The Image-Maker of Thebes' a entusiastici elogi a film come 'The Phantom of the Opera' e 'Berkeley Square', quest'ultimo servitogli anche di ispirazione per alcuni suoi lavori.
Tuttavia, l'autore di Providence ha sempre ritenuto che l'unico modo per dare giusto risalto a una storia era tramite le parole scritte di un libro, da preferirsi quindi alla cinematografia.
E molti, giustamente, ritengono che i racconti di Lovecraft non siano adattabili né in film né in altri media. Ma, come scritto nel libretto del DVD in cui è contenuta la trasposizione cinematografica di 'Aria Fredda', il bello dei film tratti dai racconti di Lovecraft è che possono trasmettere emozioni, situazioni, luoghi di questi ultimi, seppur immersi nell'immaginario dei registi.
Passiamo dunque alla comparazione.
Il racconto 'Aria Fredda', scritto nel 1926 di genere soprannaturale. La storia narra di un uomo che, trasferitosi a New York, si sistema in un piccolo appartamento poco costoso. Dopo alcune settimane l'uomo si accorge che dal soffitto gocciola dell'ammoniaca e, chiamata la proprietaria dell'appartamento, viene tranquillizzato. La donna gli racconta che il dottore è molto malato e deve fare costantemente dei bagni nell'ammoniaca, oltre a tenere la propria stanza ad una temperatura costante di pochi gradi.
Questo è un racconto che tratta un tema caro all'autore di Providence. Come in 'Herbert West - Rianimatore', il tema è la vita dopo la morte, o meglio, la possibilità di preservare funzioni vitali nel corpo anche dopo che il cuore abbia cessato di battere. Nella sua brevità, è un piccolo capolavoro e, secondo il mio modesto parere, uno tra i più belli racconti di Lovecraft.
Il film riprende per filo e per segno - o quasi - la trama del racconto. Diretto da Bryan Moore (e interpretato dallo stesso nel ruolo del protagonista, Randolph Carter) e con la partecipazione di Jack Donner ('Star Trek', 'Mission Impossible'...) è una delle trasposizioni cinematografiche più fedeli di un lavoro di Lovecraft. Ma l'impronta amatoriale del tutto lo si nota eccome, e vi sono alcuni elementi che appesantiscono la visione.
La prima cosa è la colonna sonora, che presenta delle buone tracce - ma niente di straordinario - che però alcune volte risultano aggressive, forse per il volume troppo alto in contrapposizione con le voci o forse per la loro natura ridondante. Potrà non essere un elemento del tutto negativo, ma non contribuisce alla buona riuscita del film.
Altra cosa, e questo è il difetto maggiore, è che buona parte del film è fatta da monologhi del dottore che racconta la natura delle sue ricerche e dei suoi controversi studi medici. Monologhi interessanti, ma troppo, decisamente troppo, lunghi.
Purtroppo, perciò, il film non riesce a spiccare. Non riesce a trasmettere le stesse atmosfere, sensazioni, del racconto e non riesce a intrattenere in una visione "distorta" dall'immaginazione del regista. Quest'ultima è ciò che, nelle produzioni amatoriali, fa apprezzare la passione e il lavoro di chi vi lavora. Mancando questa, rimane ben poco.
Anche questa terza puntata della rubrica Libri Versus Film viene quindi vinta dal libro.
Ringraziandovi anche questa volta per il tempo che avete speso a leggere questa mia umile e personale comparazione, vi invito a seguire la rubrica nella sua quarta puntata, in uscita tra due settimane!

"È sbagliato credere che l'orrore si manifesti inevitabilmente al buio, nel silenzio e in solitudine. Io l'ho provato nello splendore di del pomeriggio, tra i suoni assordanti di una metropoli e nell'affollatissimo ambiente di una modesta pensione..."






Scritto da: Howard Phillips Lovecraft
1a edizione: marzo 1928
Lingua originale: inglese
Genere: soprannaturale
Numero pagine: 12













Diretto da: Bryan Moore 
Con: Jack Donner
Scritto da: Bryan Moore
Musica di: Steve Yeaman
Collana: The H.P. Lovecraft Collection
Anno di uscita: 1999
Durata: 43 minuti
Bianco e nero

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