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giovedì 29 giugno 2017

L'Arminuta a cura di Maristella Copula

Autore: Donatella Di Pietrantonio
Titolo: L’arminuta
Genere: Narrativa
Pagine: 162
Data di pubblicazione: 2017
Casa editrice: Einaudi


 Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto - una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo.




“ La sola madre che non ho mai perduto
È quella delle mie paure”

La terza opera dell’autrice abruzzese Donatella di Pietrantonio (1963), “L’Arminuta”, in dialetto abruzzese “la ritornata”, edito da Einaudi nel 2017 per la collana Supercoralli, è un libro crudo e profondo che scandaglia l’animo umano al quale sono state espropriati gli affetti primari indispensabili e necessari per la sopravvivenza e la vita relazionale.
La voce dell’”arminuta” stessa ormai donna ma della quale nulla del presente conosciamo e non sappiamo se poi abbia vissuto una vita degna di questo nome o se il dolore delle sue privazioni abbia potuto in qualche modo schiacciarne le ali, ci racconta la sua storia amara e terribile, nell’Abruzzo rurale degli anni 70.
Appena tredicenne, scopre di non essere la figlia delle persone con cui è cresciuta. Senza una ragione apparente e all’improvviso, viene restituita alla sua famiglia d’origine. Quelli che credeva essere i suoi genitori in realtà sono solo gli zii, una coppia sterile a cui era stata ceduta (come spesso allora accadeva) dai genitori biologici perché avesse una vita migliore e perché nella casa natia le bocche da sfamare erano troppe. E così, questa ragazzina pulita, elegante, istruita e bravissima a scuola, abituata agli agi di ogni tipo e a vivere nella sua città di mare allegra e piena di brio,viene catapultata in un mondo che le è totalmente estraneo, in un cupo e isolato paese dell’entroterra abruzzese, restituita alla famiglia da cui proviene ma della quale non conosceva nemmeno l’esistenza. Il nuovo mondo che si trova ad affrontare è misero, promiscuo, rozzo, pieno di fratelli che litigano per spartirsi l’ultimo pezzo di pane rimasto sulla tavola. I suoi nuovi genitori sembrano anaffettivi, continuamente impegnati a sopravvivere per non morire di fame e a tirare avanti una vita faticosa e piena di rinunce. Ad accoglierla con affetto e curiosità è solo Adriana, la sorella con la quale svilupperà un legame forte e solidale, fondamentale per affrontare quello che è diventata la sua vita, mentre Vincenzo, il fratello maggiore, non la vive certo come una sorella tanto le è estranea e il piccolo di casa, Giuseppe, un bambino ritardato e bisognoso di cure e amore le ispira un grande senso di tenerezza e protezione. Ma che fine hanno fatto quelli che ha sempre considerato i suoi veri genitori? E la madre che prima che lei fosse restituita come un pacco, stava male, sarà forse morta? Di quale colpa può essersi macchiata una ragazzina per meritare di perdere tutte le sue certezze e la sua vita precedente? Una ragazzina nella cui gola la parola “madre” si è annidata come un rospo”? Che ancora oggi, da grande, ignora quale luogo sia una madre? Una madre che manca sempre e da sempre come può mancare “la salute, un riparo, una certezza?”.
Con un linguaggio scarno ma ammaliante, asciutto ma ricco di sfumature in ogni piccola frase, in ogni gesto, in ogni sguardo, in ogni silenzio, l’autrice ci accompagna in questo viaggio alla ricerca dell’appartenenza, toccando numerosi e importanti temi personali e sociali, dove i più giovani appaiono molto più sensibili e avveduti degli adulti. Questi, come ombre, vivono esistenze abbandonate e sottomesse non perché non sappiano discernere la realtà ma perché non sono in grado di gestirla e preferiscono ricoprirsi di omissioni e di ingannevoli verità, assistendo impotenti e inani alle profondità del dolore come vere e proprie mandrie di mucche al pascolo che abbassano la testa e riprendono il loro brucare fingendo di ignorare la durezza della quotidianità. E il tema della maternità, quella negata, quella voluta, quella ripudiata, quella persa o venduta, quella che tutto accetta o respinge, quella indifferente o quella che si strappa il cuore, quella soddisfatta o quella straziata dal dolore, è al centro di questo romanzo estremamente lucido e denso d’asprezze, in cui una ragazzina abbandonata nel vuoto affettivo riesce a trasmetterci, attraverso la forza e la determinazione della sua insistente ricerca, il coraggio e l’ostinazione di non farsi sopraffare da un drammatico passato per avere la speranza di un futuro da vivere nel miglior modo che le sia consentito.

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