martedì 30 maggio 2017

Una vita come tante a cura di Maristella Copula



Autore: Hanya Yanagihara
Titolo: Una vita come tante
Genere: Narrativa straniera
Pagine: 1104
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Sellerio


Una storia epica e magistrale sull’amicizia e sull’amore nel XXI secolo. In una New York sontuosa e senza tempo vivono quattro ragazzi, compagni di college e di vita, che da sempre sono stati vicini l’uno all’altro. Si sono trasferiti nella grande metropoli da una cittadina del New England, e all’inizio sono alla deriva e senza un soldo in tasca, sostenuti solo dalla loro amicizia e dall’ambizione. Willem, dall’animo gentile, vuole fare l’attore. JB, scaltro e a volte crudele, insegue un accesso al mondo dell’arte. Malcolm è un architetto frustrato in uno studio prestigioso. Jude, avvocato brillante e di enigmatica riservatezza, è il loro centro di gravità. Nei suoi riguardi l’affetto e la solidarietà prendono una piega differente, per lui i ragazzi hanno una cura particolare, una sensibilità speciale e tormentata, perché la sua infanzia è stata segnata da una serie di violenze, e la sua vita oscilla tra la luce del riscatto e il baratro dell’autodistruzione. Intorno a Jude, al suo passato, alla sua lotta per conquistarsi un futuro, si plasmano campi di forze e tensioni, lealtà e tradimenti, sogni e disperazione. E la sua storia diventa quella di un’amicizia arcana e profonda, in cui il limite del dolore e della disperazione è anche una soglia da cui può sprigionarsi l’energia accecante della felicità. Caso editoriale del 2015, forse il più importante romanzo letterario dell’anno, opera di rara potenza e originalità, Una vita come tante è doloroso e spiazzante, scioccante e magnetico. Vasto come un romanzo ottocentesco, brutale e modernissimo per i suoi temi, emotivo e realistico, ha trascinato lettori e critica per la sua forza narrativa, capace di creare un mondo di profonda, coinvolgente verità.


    La scrittrice californiana Hanya Yanagihara, di origine hawaiana, pubblica nel 2015 “A little life” (edito in Italia da Sellerio nel 2016 con il titolo “Una vita come tante”), un bel tomo di 1104 pagine che subito scatena grandi entusiasmi tra pubblico e critica ma raccoglie altresì tante stroncature, alcune da fonti autorevoli. Anche la copertina lascia perplessi: è una fotografia di Peter Hujar che rappresenta un uomo che sembra attraversato da una smorfia di dolore ma il titolo dice tutt’altro: “Un uomo durante l’orgasmo”e non si comprende se questa possa essere una studiata forma di ironia diretta ai lettori prima delle battute iniziali.
Il libro inizia come un romanzo di formazione: è la storia di quattro amici molto legati l’uno all’altro e che hanno frequentato lo stesso college. Ognuno di loro ha voglia di affermarsi nel mondo del lavoro e i loro sogni come vedremo, saranno realizzati. Malcom sarà un architetto, Jean- Baptiste detto JB sarà un artista famoso per i suoi ritratti, Willem un attore importante ed apprezzato e Jude un grintoso avvocato. Jude è il più fragile degli amici e tutti sono sempre attenti al suo benessere: non sanno molto di lui, ma sanno che è orfano e che ha vissuto un’infanzia segnata da diversi dolori mai confessati ma che devono essere stati devastanti perché il loro caro amico è soggetto a tremende e penose crisi di origine non solo fisica ma anche psicologica. Dopo una carrellata su tutti i protagonisti e sulle loro vite, il libro prosegue improntato quasi esclusivamente sul personaggio di Jude e, lungo il corso della narrazione, l’autrice ci rivelerà (in effetti con grande maestria) la galleria di orrori vissuta da questo ragazzo bellissimo e molto amato da tutti. In un microcosmo newyorchese, in un tempo che non è possibile classificare per mancanza di notizie storiche che possano inquadrarlo, la storia di Jude esploderà in un crescendo di episodi terribili e brutali verso l’autodistruzione finale nell’impossibilità di sfuggire al proprio passato, nell’incapacità di una redenzione che sembra a portata di mano ma che non è possibile e forse non si vuole cogliere.
La vita di Jude, dopo una serie di incontri con personaggi a dir poco raccapriccianti, si riempirà all’improvviso di persone eccellenti e ineguagliabili nell’offrire il loro affetto e la loro amicizia, in un ambiente che è tutto tranne che omofobo e nel quale, la maggioranza dei protagonisti scopre di essere gay. Le rivelazioni sul passato di Jude passano dal niente iniziale fino ad un “troppo” talmente esagerato che sembra calcolato per imbrigliare il lettore in un oscuro gioco d’orrore che rasenta l’inverosimiglianza senza lasciare un briciolo di speranza, una lama sottile di luce, un frammento di felicità o di serenità non effimera.
E’ tutto eccessivo: il crescendo di nefandezze, l’assolutezza e la devozione incondizionata dell’amicizia, la ridondanza e la ripetitività dei ragionamenti, l’assoluta impossibilità di riscatto, la totale assenza di figure femminili che sembrano sagome lontane a cui non è concesso mai il dono della parola.
La trama principale, dopo le prime 300 pag cambia e la storia diventa solo quella di Jude con un’infinità di digressioni che allungano, con il loro corso prolisso e inutile e con una serie di flashback dall’impronta quasi voyeuristica, come a soddisfare la curiosità “presunta morbosa” del lettore, una trama che avrebbe potuto beneficiare della bella sforbiciata di un editor. E’ vero, si legge velocemente e non deve essere stato facile mantenere salde le redini di una storia abbastanza complessa e cruda come questa, ma i personaggi iniziali, a parte qualcuno (e mi riferisco soprattutto ad Harold, quello che sarà il padre adottivo di un Jude ormai adulto) tendono piano piano a scomparire, fino fare da sfondo monodimensionale. Avrei preferito leggere di più sui problemi relazionali della coppia Willem-Jude, li avrei visti volentieri vivere nel mondo reale, inquadrato nell’epoca prescelta dall’autrice, ma sono stata sopraffatta dal carico di porno pedofilia sproporzionato ed esorbitante che, io credo con intenzionalità, è stato propinato al lettore per colpire, per scandalizzare, per intrigare ad andare avanti nella lettura sperando in un limite, in una barriera, in una linea di confine all’iperbole del Male. E, nonostante alcune belle pagine poetiche, alcuni pensieri profondi scaturiti dall’animo dei personaggi, la capacità narrativa, l’ottima traduzione, la storia plausibile di quel danno intimo e abissale di tutte le vittime di abusi infantili, la volontà di furba costruzione di questo libro che perde lungo il cammino ogni spontaneità, non mi fa gridare al capolavoro pur riconoscendogli degli indubbi pregi.

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