venerdì 17 marzo 2017

Il senso della vita a cura di Katia Fortunato



Autore: Irving Yalom
Titolo: Il senso della vita
Genere: Narrativa straniera
Pagine: 297
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Neri Pozza

"Ascoltate i vostri pazienti; lasciate che siano loro a insegnare a voi. Per diventare saggi dovete rimanere studenti". Queste parole di John Whitehorn, suo mentore negli anni giovanili trascorsi al Johns Hopkins Hospital di Baltimora, sono risuonate a lungo nella mente di Irvin D. Yalom. Ne ha, però, pienamente afferrato la verità soltanto quando, nel corso degli anni, si è imbattuto in alcuni casi clinici che si sono mostrati più rivelatori per lui l'analista, il medico - che per il paziente in cura. Le sei storie contenute in questo volume narrano di questa scoperta. Toccano momenti cruciali dell'esistenza, come nel caso di Paula, una malata terminale che svela a Yalom come la paura sia soltanto uno dei tanti colori che illuminano il nostro lungo addio alla vita. Concernono i nodi fondamentali dello sviluppo e della formazione della personalità, come nel caso di Magnolia, una settantenne afroamericana che, confessando le proprie delusioni e il proprio passato di figlia abbandonata, offre all'autore l'occasione per riflettere sulla relazione con la propria madre; o come nel caso di Myrna, in cui il confronto con i rispettivi lutti genitoriali giunge, per paziente e medico, attraverso una vicendevole attrazione erotica. Selezionando sei storie tra le tante affiorate nei suoi cinquant'anni di pratica analitica, Yalom conduce il lettore lungo i sentieri delle emozioni umane, così come si rivelano nell'affascinante e complessa relazione tra paziente e psichiatra.

   Adoro questo autore. Amo il suo modo di scrivere e sviscerare l’animo umano. Questo è un libro difficile, e per gli argomenti che tratta e per le domande che inesorabilmente porta a farti. Ho letto questo libro a tappe, con alcune amiche e ne sono felice. Staccare la spina ogni tanto mi è servito. Mi è servito per capire, assimilare, aprirmi a me stessa…  

“Siamo creature in ricerca perenne di significati.”

Ogni capitolo è un mondo a se stante, si potrebbe dire che è un romanzo a parte, tanti sono gli spunti di riflessione. Nel capitolo quattro, ad esempio, leggiamo dell’elaborazione del lutto. Capitolo decisamente difficile, troppo. Confesso che a volte volevo chiudere e smettere di leggere. Ognuno di noi elabora il lutto a modo suo, con i propri tempi, la propria sensibilità e la propria voglia di affacciarsi al mondo, soli.

“Desideriamo essere, abbiamo il terrore del non essere.”

L’aiuto di una persona in gamba serve, ma penso anche che il riuscire a superare, venga soprattutto da noi, E, superare, non vuol dire dimenticare, ma custodire…


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