giovedì 19 gennaio 2017

Il complotto contro l'America a cura di Michela Chinellato

Autore: Philip Roth
Titolo: Il complotto contro l’America
Genere: Narrativa straniera
Pagine: 410
Data di pubblicazione: 2005
Casa editrice: Einaudi



Quando l'eroe dell'aviazione Charles A. Lindebergh, rabbioso isolazionista e antisemita, sconfigge Franklin Roosevelt alle elezioni presidenziali del 1940, la paura invade ogni famiglia ebrea americana, soprattutto quella del piccolo Philip, investita dalla violenza del pogrom che si scatena. Roth parte da questo antefatto di fantastoria per raccontare cosa accadde a Newark alla sua famiglia, e a un milione di famiglie come la sua, durante i minacciosi anni Quaranta, quando i cittadini ebrei americani avevano buoni motivi per temere il peggio.







   La seconda guerra mondiale vista con gli occhi di un bambino e la sua famiglia. Un bambino ebreo ed americano aggiungo. Lontano dal conflitto fisicamente, il continuo pensiero di eventuali dittature e persecuzioni aleggia su di loro come una coltre di nebbia.

“Fu la prima volta che vidi piangere mio padre. Una pietra miliare, nell’infanzia, quando le lacrime degli altri sono più insopportabili delle proprie.”

Da qui parte il romanzo: E se invece di Roosvelt ci fosse stato il bellissimo e atletico, nonché noto antisemita e nazista, Lindbergh come presidente degli Stati Uniti? Devo essere sincera, questo libro, seppur di godibilissima lettura, mi ha un po' spiazzato. Adoro Roth. Amo la sua scrittura. Questo però non è lui.

“Quel pomposo figlio di puttana sa tutto… Peccato che non sappia altro.”

Tutto questo "terrore psicologico" che si percepisce ha reso la trama parecchio cupa. Roth lo si legge, non lo si discute. Ma, permettetemi, Pastorale Americana è tutta un'altra cosa.


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