lunedì 7 novembre 2016

Quella vita che ci manca a cura di Katia Fortunato


Autore: Valentina D’Urbano
Titolo: Quella vita che ci manca
Genere: Narrativa
Pagine: 332
Data di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Longanesi


Gennaio 1991. Valentino osserva le piccole nuvole di fiato che muoiono contro i finestrini appannati della vecchia Tipo. L’auto che ha ereditato dal padre, morto anni prima, non è l’unica cosa che gli rimane di lui: c’è anche quell’idea che una vita diversa sia possibile. Ma forse Valentino è troppo uguale al posto in cui vive, la Fortezza, un quartiere occupato in cui perfino la casa ti può essere tolta se ti distrai un attimo. Perciò, non resta che una cosa a cui aggrapparsi: la famiglia. Valentino è il minore dei quattro fratelli Smeraldo, figli di padri diversi. C’è Anna, che a soli trent’anni non ha ormai più niente da chiedere alla vita. C’è Vadim, con la mente di un dodicenne nel bellissimo corpo di un ventenne. E poi c’è Alan, il maggiore, l’uomo di casa, posseduto da una rabbia tanto feroce quanto lo è l’amore verso la sua famiglia, che deve rimanere unita a ogni costo. Ma il costo potrebbe essere troppo alto per Valentino, perché adesso c’è anche lei, Delia. È più grande di lui, è bellissima – ma te ne accorgi solo al secondo o al terzo sguardo – e, soprattutto, non è della fortezza. Ed è proprio questo il problema. Perché Valentino nasconde un segreto che non osa confessarle e soprattutto sente che scegliere lei significherebbe tradire la famiglia. Tradire Alan. E Alan non perdona. Questo è un romanzo sull’amore, spietato come solo quello tra fratelli può essere. Ma è anche un romanzo sull’unico altro amore che possa competere: quello che irrompe come il buio in una stanza piena di luce, quello tra un ragazzo e una ragazza, contro tutto e tutti.


   Carino, niente di che, non mi è dispiaciuto alla fine. Libro scritto bene, storia che ti prende, ti incuriosisce e ti fa fare il tifo per i protagonisti che sono caratterizzati bene, ma manca qualcosa o forse c’è qualcosa di troppo, non ne sono molto convinta. Il degrado raccontato mi sembra un po’ troppo enfatizzato e so che non è la prima volta che parla della Fortezza anche se questo è stato il primo libro che leggo di lei. 

“Il problema sono le cicatrici, che rimangono e a distanza di anni ti ricordano chi sei e chi avresti potuto essere, e per questo fanno un male pazzesco.”

Il personaggio che mi è piaciuto di più sicuramente è stato Alan, questo ragazzo che si è caricato sulle spalle il peso di una famiglia difficile, sbagliando il modo di porsi verso la sua famiglia e quello che lo circonda, ma è abbastanza comprensibile.
Vadim mi ha fatto tanta tenerezza, con la sua semplicità e diversità.
Anna, anche Anna non è male e fare la vice mamma non è affatto facile.
Anche Valentino e Delia mi hanno colpito, ma non è la storia d’amore quella che mi è rimasta impressa in questo libro.

“Dalle persone che ti abbandonano non puoi mai scappare.”

Quello che mi ha colpito è decisamente il contesto sociale, che voleva essere crudo, ma che è velato di un alone di quasi “romanticismo”.
Non so se è un libro che consiglierei, sicuramente terrei conto di chi ho di fronte per farlo.
Per quanto mi riguarda, se leggere o meno qualcos’altro della D’Urbano non mi è ancora chiaro…

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