mercoledì 2 novembre 2016

Ciò che inferno non è a cura di Katia Fortunato

Autore: Alessandro D’Avenia
Titolo: Ciò che inferno non è
Genere: Narrativa
Pagine: 317
Data di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Mondadori


23 maggio 1992, la scuola sta per finire: un gruppo di liceali palermitani sta festeggiando in piscina, quando dalla tv giungono le immagini della strage di Capaci. Federico è uno di quei ragazzi. Porta il nome di un sovrano antico, e come lui ama la letteratura e la sua terra. Mesi dopo, alla fine di un nuovo anno scolastico, proprio mentre si prepara ad andare ad Oxford per un mese di studio, Federico incontra “3P”, il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome intero è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l’invito ad andare a Brancaccio a dargli una mano con i bambini del centro Padre Nostro, che don Pino ha inaugurato per strapparli ai “padrini” del quartiere, parodia violenta della paternità. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che porta a Brancaccio, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita, quella vera. Quella sera tornerà a casa senza bici – gliela rubano -, con il labbro spaccato da un pugno e con la sensazione di dover ricominciare da capo: dal buio dei vicoli controllati da uomini senza scrupoli come il Cacciatore, ‘U turco, Nuccio; dalle vite spesso disperate, sempre durissime, ma talora felici di Francesco, Maria, Dario, Serena e tanti altri; ma anche da Lucia, ragazza dagli occhi pieni di coraggio e limpidezza… Fino al 15 settembre 1993: il giorno del cinquantaseiesimo compleanno di Padre Pino, lo stesso in cui viene ucciso. Il giorno in cui la bellezza e la speranza per Palermo restano affidate alle sue mani di ragazzo, chiamato a cercare e difendere ciò che, in mezzo all’inferno, inferno non è.


   Carino, niente di che, ho letto decisamente di meglio… Mi son piaciute tanto le parti con Don Pino Puglisi, personaggio che adoro e che ha fatto tanto. Ho amato i bimbi. Bimbi che hanno bisogno di un punto di riferimento pulito, di una vita per la loro età. Di essere bambini. Ho detestato Federico. Wow! Ogni volta che leggevo di lui mi veniva la tentazione di saltare le pagine. Diamine, mi scendeva una depressione!!! Ma vivi un po’, per la miseria. Datte ‘na botta de vita!

“L’anima fa male dappertutto quando si rompe.”

Come dicevo prima, il libro di per sé è carino con il pregio di avere una scrittura fluida e veloce. Sicuramente mi ha dato da pensare ad una realtà che conosco solo marginalmente; per averne sentito parlare nei film, nei libri o negli speciali dei telegiornali e che, io come molti di noi, releghiamo in uno spazio piccolissimo della nostra mente, perché “non ci riguarda da vicino”.

“Vorrei la libertà che dà il sapere di fare la cosa giusta anche se si è soli a farla.”

Ammiro chi riesce a donarsi per gli altri, a chi lo fa con naturalezza, senza sbandierarlo ai quattro venti; a chi affronta giorno dopo giorno situazioni come questa, a testa bassa e andando dritto alla meta, con costanza e forza di volontà. Ammiro l’opera di Don Puglisi.
Ecco, questo libro ha il merito di aver parlato di una persona fuori dall’ordinario, che secondo me dovrebbero conoscere tutti, e ha il demerito di non aver parlato di lui in maniera più approfondita…

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