giovedì 3 marzo 2016

Anima dannata a cura di Katia Fortunato



Autore: Massimiliano Bellezza
Titolo: Anima dannata
Genere: Thriller
Pagine: 244
Data di pubblicazione: 2015
Casa editrice: Butterfly Edizioni



 La vita di Mark Porter è segnata fin dall’infanzia. Costretto ai soprusi del padre alcolizzato, crese in un ambiente violento e diventa ben presto un ragazzo solitario e rabbioso. Il suo tormento più grande è vedere la felicità negli occhi altrui. Il labile equilibrio, che a fatica si è costruito, crolla quando dei bulli gli sfigurano il volto col fuoco. La crepa oscura del suo animo dannato diventa una voragine che a malapena riesce a contenere dispiaceri, tristezza e odio per il genere umano. Da vittima a carnefice, tra incubi, bugie e deliri, la vendetta di Mark si abbatterà su giovani innocenti senza pietà. Perché tutti, dal primo all’ultimo, dovranno pagare per la sua sofferenza.





   No, no, no, no… Non ci siamo proprio! Non mi si può lasciare così. Insoddisfatta! Ma che scherziamo!
Ho finito di leggere il libro mezz’ora fa e sono ancora piuttosto contrariata.
Mi sono sentita un po’ come il giovane Holden. Avete presente quando afferma che quando legge un bel libro vorrebbe poter essere amico dell’autore per poterlo chiamare per stringergli la mano, o roba simile? Ecco, io ho fatto proprio così! Ho mandato un messaggio all’autore che mi ha ASSICURATO di essere al lavoro per far uscire il seguito.
Irruenta io!
Ma, a parte questa nota “goliardica”; gran bel libro (penso si fosse capito)! Mi ha fatto letteralmente parlare da sola durante la lettura. Bellissima questa cosa di incentrarsi sul killer. Di solito, nei thriller, c’è un assassino, ci sono i cadaveri e ci sono i buoni che cercano di catturarlo. Qui partiamo dalla nascita del killer. Conosciamo i suoi genitori, i suoi parenti, il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza. Cresciamo con lui e capiamo le cause di tale comportamento. Anche qui ci sono i buoni che cercano di fermarlo, il problema, però, è che anche il killer è stato un buono.

“Cominciò a rincorrerlo e notò un sorriso fare breccia sul volto del bambino nel cercare di afferrarlo. Era una delle poche volte che lo vide sorridere. Ciò la rese felice…”

Non lo sto giustificando, sia chiaro.
Ma non puoi fare a meno di pensare: e se…?
A voi le dovute riflessioni, per quanto mi riguarda, le mie le ho fatte e vi consiglio vivamente di leggere il libro!

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