mercoledì 27 gennaio 2016

Quelli che ci salvarono a cura di Katia Fortunato



Autore: Jenna Blumm
Titolo: Quelli che ci salvarono
Genere: Narrativa straniera
Pagine: 510
Data di pubblicazione: 2007
Casa editrice: Neri Pozza


Weimar, 1939. La guerra è appena iniziata e Anna, una diciottenne orfana di madre, che vive con il padre ma senza il suo affetto, conosce Max Stern, un medico ebreo trentaseienne, e se ne innamora. Quando Stern è costretto a fuggire, ricercato dalla SS non solo perché ebreo ma per la sua attiva partecipazione alla rete di resistenza antinazista, Anna decide di ospitarlo nella propria casa, in un sottoscala dimenticato, di nascosto dal padre, che non fa mistero delle proprie simpatie per il regime. Max e Anna diventano amanti. Aiutata dalla fornaia Mathilde, membro della resistenza, Anna tenta  di procurarsi dei documenti falsi per espatriare in Svizzera con Max. Ma proprio quando i documenti sono pronti e Anna sta per annunciare a Max di essere incinta, il padre scopre il nascondiglio e fa arrestare il medico, che viene internato nel campo di concentramento di Buchenwald, costruito nei boschi intorno alla città. Dopo un duro confronto col padre, Anna scappa di casa e si rifugia da Mathilde, la fornaia: non rivedrà mai più né suo padre, che presto si trasferisce a Berlino, né Max, che verrà impiccato nel campo. Nell'anno in cui Anna mette al mondo Trudy, la figlia concepita con Max, Mathilde viene scoperta mentre trasporta un carico di armi verso il campo ed è uccisa. Al forno si presenta un ufficiale nazista, il quale fa chiaramente capire ad Anna che avrà salva la vita se accetterà di essere la sua amante. E così sarà, fino alla fine della guerra e alla fuga del soldato in Sud America.


   Nel giorno della memoria, non potevo non parlarvi di un libro sull’Olocausto.
Buon romanzo, scrittura fluida, scorrevole. Mi è piaciuta la doppia ambientazione, passato-futuro. La figlia che cerca di capire attraverso i racconti di chi ha vissuto quel periodo, il perché della reticenza della mamma. Libro toccante, bello, che ci racconta una realtà agghiacciante. Quello che si è costretti a fare per sopravvivere, scelte drastiche che si prendono per salvare la vita di chi ami e dipende da te.

“La solitudine è corrosiva, dice Max. Gli occhi di Anna si velano di lacrime. Sì, concorda. Lo so”

Ho letto tanti libri sull’olocausto, e tutti, inevitabilmente mi hanno lasciato qualcosa, soprattutto l’amaro in bocca. Leggendo questo libro non ho potuto fare a meno di pensare a come la vita umana sia stata così brutalmente soverchiata. Ho pensato a quanto, a volte, tutte le atrocità, vengano passate sotto silenzio. Al fatto che in nome del denaro, del potere, della fede religiosa, si ci senta liberi di agire e calpestare i diritti degli uomini. Ho pensato a chi si è trovato a vivere in quel periodo, a quello che ha provato, a quello che ha cercato di fare.
Alla paura.
Ho pensato alla paura di milioni di persone che non sapevano o non riuscivano a difendersi. E ho pensato alla solitudine. Ma anche al fatto che la storia, nonostante tutto non insegni nulla.
Oggi, dappertutto vediamo scritto “per non dimenticare” e la cosa mi mette tristezza. Non è solo oggi. Non dovremmo dimenticare mai. Dovremmo tenere a mente quello che è successo tutti i giorni. Quando giudichiamo qualcuno per il colore della pelle. Quando diamo per scontato che etnie diverse dalla nostra siano peggio di noi. Quando, anche se appartenenti alla stessa nazione, facciamo distinzione fra Nord e Sud.
Siamo a rischio ogni giorno e non dobbiamo aspettare il 27 gennaio per ricordarcelo.

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