lunedì 7 dicembre 2015

I miei martedì col professore a cura di Katia Fortunato

Autore: Mitch Albom
Titolo: I miei martedì col professore
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 198
Data di pubblicazione: 2000
Casa editrice: Bur Biblioteca Universale Rizzoli


 

Nel 1995 l'autore vede intervistato in TV un suo vecchio professore di college con cui ha perso i contatti e che ha avuto influenza sulla sua vita. Le trasmissioni riscuotono un successo enorme e migliaia di persone gli scrivono per ricevere parole di saggezza e di conforto. Scosso, vergognandosi del proprio lungo silenzio, Albom si decide infine ad andare a trovare l'anziano professore, ormai gravemente malato, per quattordici settimane. Insieme dibattono dei temi più vari: l'amore, il denaro, la morte, i valori, la famiglia, il perdono, e ogni volta l'autore esce arricchito da quelle chiacchierate illuminanti e rivelatrici.




   Diamine. Libro delicato. Argomento delicatissimo. Come affrontiamo la consapevolezza della morte? Il protagonista di questo libro lo fa affrontando giorno dopo giorno la sua malattia, accogliendo i suoi amici, cercando l’affetto dei suoi cari. 

“Il difetto peggiore di noi esseri umani è la miopia. Non vediamo ciò che potremmo essere. Dovremmo considerare il nostro potenziale, facendo ogni sforzo per giungere a quel che potremmo diventare.”

Alcune sue affermazioni sono in odore di santità, magari un po’ utopistiche, ma con un fondo di verità che inevitabilmente ti danno da pensare. Anche lo scrittore che lo incontra all’inizio è scettico, ma poi sembra riuscire ad aprirsi alle idee di bontà e amore di quest’uomo. Non credo di poterci riuscire io, però. A differenza di Albom, che conosce personalmente il protagonista del libro (il suo professore universitario N.d.R.), io ho letto il libro con distacco, non riuscendo ad immedesimarmi, pur avendo vissuto esperienze simili. Ho letto il libro con un misto di incredulità, scetticismo e cinismo, dovuti anche all’esperienza che il mondo ha avuto la cortesia di donarmi.

“Sono in tanti a condurre una vita senza senso. Sembrano mezzo addormentati, anche quando sono occupati a fare ciò che ritengono importante. Questo perché stanno dietro a cose sbagliate.”

È inutile dire che un po’ d’invidia nei suoi confronti l’ho sentita. Ho sentito anche ammirazione. Molto probabilmente in punto di morte sarei una pedante e pretenziosa egoista, quindi ben vengano persone con un cuore così grande.

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