venerdì 27 novembre 2015

Capo scirocco a cura di Katia Fortunato

Autore: Emanuela Ersilia Abbadessa
Titolo: Capo scirocco
Genere: Narrativa italiana
Pagine: 372
Data di pubblicazione: 2013
Casa editrice: Rizzoli


Siamo a fine Ottocento. L'aria di Capo Scirocco è tiepida e profumata di glicine la mattina in cui Rita Agnello, nobildonna di gran carattere e bellezza, nota un ragazzo che dorme sotto un arco. Approdato in Sicilia con solo pochi stracci e la sua potente voce da tenore, Luigi è giunto a Capo Scirocco su un carro, al riparo di un oggetto prodigioso e sconosciuto: "una grossa goccia nera e lucida, tutta piatta sopra e come tagliata da un lato". Ovvero un pianoforte a coda, che il giorno prima ha visto scaricare al porto. Adesso ne ha perso le tracce, ma ha trovato una benefattrice. La signora, sfidando ogni convenzione sociale, lo accoglie con tutti gli agi a palazzo Platania e gli offre un'educazione aristocratica: Luigi studia canto, frequenta i salotti della città, assapora il vento che le dà il nome e che si dice faccia impazzire le donne. Rita pare sempre più vitale, meravigliosa agli occhi del ragazzo che nel frattempo ha ritrovato il pianoforte: appartiene ad Anna, la giovane figlia di un mercante di agrumi. Ogni sera la ascolta suonare dalla strada, sogna di stregare le platee di mezzo mondo come cantante lirico e si sente già cresciuto, quasi uomo. Ma quando soffia lo scirocco, due donne nella mente di un ragazzo sono troppe. In un romanzo che ha la forza di un classico, Emanuela Abbadessa dà vita a una Sicilia voluttuosa e nobile, e ci racconta come il demone d'amore, in tutto simile a un vento caldo o a una melodia struggente, accende i desideri e travolge i cuori.


   Romanzo del 2013 che ha il sapore di un classico, vista soprattutto l’ambientazione, ma anche la scrittura, quasi d’altri tempi. La storia ha come coprotagonista la musica e segna la vita di Luigi nel bene e nel male. Mi ha fatto sorridere leggere dei complimenti a Donna Rita, quando le si dice che nonostante l’età sia ancora una bella donna. Wow! Parliamo di una tizia di 38 anni mica di una sessantenne. Io dovrei spararmi che ne ho 39? Vero è che parliamo di un periodo storico in cui ci si sposava a quindici anni, ma, per la miseria.

“Lei gli mancava molto, rivoleva la sua tenerezza e quel modo che aveva di capirlo guardandolo negli occhi.”

Il periodo storico si riscontra fortemente anche nel carattere di Donna Rita, con i suoi stravolgimenti emotivi e le paranoie che si fa quando deve decidere qualcosa, compreso rinchiudersi in un convento per un determinato periodo di tempo perché, poverina, è umana e sente impulsi ed emozioni che, secondo le pettegole e il parroco del paese, non è opportuno provare. Dio ce ne scampi dal vivere nell’800.
E che dire di Luigi? Ha perso la mamma, il padre lo ha abbandonato a sé stesso, è stato tirato su da un prete che gli ha insegnato ad amare la musica e ha lasciato il suo paese per finire per caso fra le braccia di questa donna che si è presa cura di lui. Nonostante questo, o forse a causa di questo, riesce ad essere egocentrico, infantile e viziato… Mah.

“- L’amore non invidia, donna Rita, ma voi sapete anche che molti hanno difficoltà ad amare – commentò alla fine.
-    Ed è per insegnare l’amore che è nato il vostro ufficio, padre. A questo punto mi pare che siate voi a dover continuare a insegnare, non io a dover smettere di amare.”

Il libro, nel caso non si fosse capito, mi è piaciuto. Mi piace quando un libro riesce a darmi spunti di discussione, mi fa interrogare sui personaggi e sulle loro emozioni perché ben caratterizzate dall’autore che riesce a farti cogliere anche le più piccole sfumature.
Mi è piaciuto lo stile. L’italiano impeccabile che potrebbe stancare, ma che a me fa impazzire.
Per essere un romanzo d’esordio, non è affatto male.

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