mercoledì 7 ottobre 2015

Le ragazze rubate a cura di Katia Fortunato

Autore: Jennifer Clement
Titolo: Le ragazze rubate
Genere: Romanzo verità
Pagine: 259
Data di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Guanda

 Questo libro racconta la storia di Ladydi Garcia Mertinez, che sua madre vuol far diventare brutta. Perché in Messico essere brutta è la cosa migliore che possa capitare a una bambina. Ladydi e le sue amiche vestono da maschio, hanno i capelli corti e si colorano i denti con un pennarello perché sembrino cariati. Si tengono pronte a nascondersi nelle buche scavate dietro le loro case quando sentono il rumore di un SUV che si avvicina. Sono i narcos, che imperversano nei villaggi e rubano le ragazzine. Non se ne sa più nulla, nessuna fa ritorno. Così, alla prima occasione di lasciarsi alle spalle la giungla crudele dove è cresciuta per andare a lavorare ad Acapulco, Ladydi non ci pensa due volte. Ma non basta a proteggerla dalla sanguinosa realtà delle guerre di droga che torna a imporsi nella sua vita, dandole una svolta cupa e disperata. Eppure descrivendoci la situazione delle donne nelle aree rurali e nelle carceri messicane, con la sua voce ingenua e disincantata al contempo, Ladydi lascia entrare in questo spietato romanzo una nota di speranza: perché proprio lì sono possibili sentimenti veri.


   Molto forte, anche se, secondo me, non affronta in modo dettagliato l’argomento per cui è nato il libro. Una realtà inconcepibile, ma a quanto pare all’ordine in Messico. Sono 40,000 i ragazzini che ogni anno vengono rapiti in Messico e usati dalle organizzazioni criminali come merce per lo sfruttamento sessuale, la pornografia, il traffico d’organi…

“Adesso ti facciamo diventare brutta, disse mia madre. Fischiettava. La sua bocca era così vicina da soffiarmi la saliva sul collo. Sentivo l’odore della birra. Guardai nello specchio mentre mi passava un pezzo di carbone sulla pelle. La vita è dura, sussurrò. È il mio primo ricordo. Mia madre mi reggeva davanti al viso un vecchio specchietto incrinato. Dovevo avere circa cinque anni. La crepa dava l’impressione che avessi la faccia spaccata in due. In Messico essere brutta è la cosa migliore che possa capitare a una bambina. Mi chiamo Ladydi Garcia Martínez, ho la pelle marrone, gli occhi marroni e i capelli crespi e marroni, e somiglio a chiunque altro io conosca. Da piccola, mia madre mi vestiva da maschio e mi chiamava Ragazzo”

C’è da dire che la Clement ha saputo trattare in modo accessibile questo argomento così delicato.
La lettura di questo libro, drammaticamente vero, con protagonisti fittizi, mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma lo consiglio. Lo consiglio perché oltre alla nostra, ci sono altre realtà che hanno bisogno di essere conosciute e divulgate…

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