mercoledì 28 ottobre 2015

Innocenti a cura di Katia Fortunato


Autore: Cristina Fallaràs
Titolo: Innocenti
Genere: Noir
Pagine: 222
Data di pubblicazione: 2011
Casa editrice: Feltrinelli


Esiste un’altra Barcellona, molto diversa dalla città famosa per i quartieri eleganti, il design e i palazzi da cartolina di Gaudì. Una Barcellona oscura, che si nasconde ai turisti e agli innocenti: quella con l’anima nera, che non si vede o si fa finta di non vedere. E’ in questo sottobosco criminale che l’investigatrice Victoria Gonzàlez, ex giornalista con una storia poco chiara alle spalle, si muove decisa. Anche se la sua gravidanza avanzata, oltre a terrorizzarla, non le rende certo le cose facili.
Quando riceve un incarico anonimo – accompagnato da un assegno fin troppo generoso -, Victoria inizia davvero a temere che i bassifondi di Barcellona si stiano espandendo oltre misura. Due sorelle, di tre e quattro anni, sono scomparse. Una è stata brutalmente assassinata. Dell’altra non c’è traccia. L’incarico è chiaro: Bisogna trovare la bambina il prima possibile, preferibilmente viva. Comincia così un viaggio all’inferno. Un inferno che è vicino, troppo vicino. E rispetto al quale Victoria ha un’unica certezza: ci troverà dentro tutti i suoi peggiori incubi. Un noir duro come un pugno nello stomaco, scritto in una lingua affilata e fulminante. Un romanzo di grande impatto e crudele bellezza, grazie al qual Cristina Fallaràs “fa luce tra le ombre, esorcizza le paure e mette il dito in quelle piaghe da cui molti, quasi tutti, si tengono alla larga” (“Qué Leer”).

“Le cose accadono senza un motivo. I motivi li inventiamo dopo, per trovare una spiegazione. Le cose accadono per inerzia, mosse da una forza che viene da lontano…”

   Noir allucinante. Trip mentali agghiaccianti che già dopo poche pagine ti lasciano esausta. Due bimbe, due sorelle di tre e quattro anni, massacrate in maniera tanto ignobile da lasciare senza fiato persino serial killer spietati che cercano vendetta. 220 pag. che ti lasciano l’amaro in bocca e ti fanno passare la voglia di mettere al mondo creature innocenti. Scritto in modo crudo e a volte cruento. Un finale… Incredibile! L’autrice deve avere uno stomaco di ferro. La protagonista mi piace, è un bel tipetto; investigatrice e pure incinta e anche matta da legare se nel suo stato si mette ad investigare su un caso del genere. Una persona che mi piacerebbe conoscere, insomma. 

“Bambina mia, ti insegnerò la rabbia che serve per sopravvivere, perché la vita è bastarda, è fatta di lotte e di cicatrici. Ma a te i piedi in testa non li metteranno, perché tu sei la mia piccola… Tu sei la mia carne, il mio frutto, la vita.”

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