lunedì 5 ottobre 2015

L'Avversario a cura di Katia Fortunato

Autore: Emmanuel Carrère
Titolo: L’avversario
Genere: Romanzo
Pagine: 169
Data di pubblicazione: 2013
Casa editrice: Adelphi


“Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient’altro. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare. E’ stato condannato all’ergastolo. Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo. Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza. Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell’uomo durante le ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un’autostrada o nei boschi del Giura. Di capire, infine, che cosa, in un’esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato – e turbi, credo, ciascuno di noi.” (Emmanuel Carrère)

“Per guardare in faccia, senza morbosi compiacimenti, le tenebre in cui lei si è trovato e si trova ancora immerso, bisogna credere che esista una luce grazie al quale tutto ciò che è accaduto, perfino l’estrema infelicità e l’estremo male, diventerà comprensibile ai nostri occhi.”

   Libro verità sulle vicende di Jean-Claude Romand che nel 1993 decise di massacrare la sua famiglia e i suoi genitori e poi di togliersi la vita, cosa, quest’ultima che a quanto pare non gli è riuscita molto bene visto e considerato che è ancora vivo e vegeto ad appestare l’aria francese in un carcere in attesa di libertà condizionata.

“Le conseguenze sono inevitabili…”

Domanda: mi è piaciuto o no? Al momento, fresco di lettura, sinceramente non so proprio cosa rispondere… Mi è piaciuto lo stile, la scrittura veloce, i sentimenti contrastanti dell’autore che, a un certo punto del libro di interrompe, per riprendere poi in seguito la narrazione. Mi ha agghiacciata la storia di questa persona che per diciotto anni si è finta tutt’altra, per poi sbroccare un giorno con la paura di essere scoperto e decidere di ammazzare tutti. Mi ha intristita che di mezzo ci siano finiti dei bambini. 

“Sono un assassino. La mia immagine agli occhi della società è la peggiore che possa esistere, ma è più facile da sopportare che i miei vent’anni di menzogne.”

Mi ha confortata sapere che Romand non sia riuscito a suicidarsi così da finire nelle mani della giustizia umana, ma mi ha scandalizzata il fatto che non l’abbiano chiuso in una cella e buttato via la chiave. Mi ha scandalizzata ancora di più che con la scusa della religione e conversione questo, questo… questo tizio si sia preso il lusso di chiedere perdono ed è terrificante sapere che c’è gente che gli crede, nonostante diciotto anni di menzogne, truffe, raggiri e una vita agiata vissuta alle spalle degli altri. 

“Sostituendo un imbroglio con un cancro è riuscito a trasporre in termini comprensibili agli altri una realtà troppo particolare e privata. Avrebbe preferito davvero essere malato di cancro piuttosto che di menzogna – perché anche la menzogna era una malattia, con la sua eziologia, i suoi rischi di metastasi, la sua prognosi riservata -, ma il destino aveva voluto che si ammalasse di menzogna, e non era colpa sua.”

Però… Prima ho posto una domanda...
Ecco. C’è qualcosa che non mi convince. Non nella storia, perché sappiamo essere vera e supera di molto la più sfrenata fantasia di qualsiasi autore di fiction.
C’è qualcosa che mi stona nell’impostazione della storia, molto probabilmente il misticismo di cui è quasi satura.
Libro che consiglio, con qualche remora, soprattutto se avete letto “A sangue freddo” di Truman Capote. 

“L’idea mi ha sfiorato… Ma veniva subito nascosta da altri progetti, altre idee fittizie. Era come se non esistesse… Facevo finta di ignorarla… Mi dicevo che non era quello che volevo fare, che lo scopo era un altro, però intanto… intanto compravo le pallottole che avrebbero trafitto il cuore dei miei figli…”

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