sabato 17 ottobre 2015

L'intervista a... LOREDANA LIMONE a cura di Katia Fortunato



“Penso che l’intervista sia la nuova forma d’arte […] Un’intervista ti dà spesso l’occasione di confrontare la tua mente con delle domande, il che a parer mio è quel che s’intende per arte. Un’intervista ti dà anche l’opportunità di eliminare tutti quei riempitivi… devi tentare di essere esplicito, accurato, in argomento… niente menate. La forma dell’intervista ha i suoi ascendenti nel confessionale, nel dibattito e nel confronto incrociato. Una volta che hai detto qualcosa, non c’è modo di ritrattare. Troppo tardi. E’ un vero momento esistenziale.” [Jim Morrison]

L’intervista

Da che ho cominciato a leggere ed apprezzare le sensazioni che la lettura suscita in me ogni volta, la  domanda che mi si è affaccia frequentemente e in maniera tenace soprattutto quando il libro che leggo mi piace tanto è: cosa chiederei ad uno scrittore.
Da quando ho aperto il blog, ho avuto la fortuna di intervistarne qualcuno, ma questa volta l’occasione mi si è presentata (e qui mi reputo molto fortunata), con una scrittrice squisita, disponibile e anche simpatica; il che non guasta: Loredana Limone, autrice di grande talento.
Iniziamo con alcune domande facili, facili…

Chi ti ha trasmesso la passione per la lettura?
Sono nata così: assetata di parole. La mia famiglia parentale era composta di persone essenzialmente pratiche, quindi non saprei.

Ricordi il primo libro che hai letto?
Per quanto io possa averne memoria, direi Cuore.

Quale corrente letteraria ha influenzato i tuoi scritti?
Tutte le letture che ho fatto – innumerevoli! - hanno contribuito alla formazione del mio stile attuale, e comunque, essendo partita dal basso, ho una scrittura ancora in evoluzione (spero).

So che ti piace Vitali, tra i suoi libri, qual è il tuo preferito?
Se devo citarne solo uno, Olive comprese.

Hai un posto in particolare, o un momento in particolare, dove ti piace scrivere?
Il mio piccolo, delizioso studiolo rosa. Ogni momento è buono quando c’è l’ispirazione.

Tu ami dire che “Lo scrittore è una matita nelle mani della narrazione”, quando hai capito che questa era la tua strada? 
Ho iniziato a dedicarmi a tempo pieno alla scrittura dopo essermi organizzata "una stanza tutta per sé", per dirla con Virginia Woolf, quando sono entrata nella grande editoria a seguito di una lunghissima gavetta.

Cosa consigli ad un giovane che vuole diventare scrittore?
Quel che mi consigliò il compianto Pederiali in una per me fortunata corrispondenza epistolare: avere pronto un romanzo inedito sul quale puntare e affidarsi a un serio agente letterario; mi sconsigliò i racconti, che definì poco amati dagli editori.

Sei stata ospite al TG5, com’è stata come esperienza?
Dopo una calorosa accoglienza da parte dello staff, la poca ansia pre-trasmissione è stata subito fugata dalla cordialità di Carlo Gallucci.

Molto attiva sui social network. Sempre presente e disponibile! Quanto è importante raggiungere i lettori virtualmente? E quando li incontri? E’ difficile avere un contatto diretto con loro?
Il contatto virtuale è il preludio all’incontro reale; girando tanto, mi è facile conoscere molti dei miei lettori, con alcuni dei quali sono nate vere amicizie.

La promozione di un libro quanto impegna uno scrittore? E’ facile farsi conoscere?
Facendo la scrittrice a tempo pieno, la promozione a me impegna molto. Più si gira più ci si fa conoscere: tutto è facile, se fatto con entusiasmo e determinazione. Io sono fortunata a scrivere per la più antica casa editrice italiana e ad averne il forte supporto.

Parliamo di Borgo…

Quando hai scritto Borgo propizio, ti aspettavi sarebbe finita così?
No, non avrei mai pensato che il primo borgo potesse ingenerare una serie.

Dalle Fiaboricette a Borgo Propizio, quando è nato dentro di te questo luogo magico?
In un periodo molto triste e problematico in cui volevo scappare dalla mia vita: il borgo è stato il rifugio. Le Fiaboricette sono invece antecedenti e collegate a mio figlio.

Il Borgo è un luogo di buoni sentimenti, nell’Italia di oggi rappresenta la cosiddetta “isola felice”?
Sì, e potrebbe realizzarsi su larga scala, se ci fossero la volontà politica e quella popolare. Un esempio di borgo felice come io l’ho in mente è Stilo (RC), dove ho presentato lo scorso luglio. 


Scrivendo Borgo propizio, avevi in mente un luogo specifico? Quale?
Nessun luogo specifico. Ho descritto alcune caratteristiche di Gradara (PU), che avevo ben chiaro in quel momento, ma si tratta delle comuni caratteristiche di molti borghi collinari.

Perché un lettore deve scegliere Borgo Propizio? Cosa deve spingerlo a leggerlo?
I lettori dicono che si legge col sorriso sulle labbra, gli psicologi che è terapeutico. Mi piace credere che abbiano ragione.

Come mai proprio Gianni Morandi come “sogno proibito” della zia Letizia?
Da sempre, sono una sua grande ammiratrice.

Cosa hai provato vedendo una copia del tuo libro sulla sua scrivania?
Dapprima incredulità, poi mi sono sentita molto onorata.

Come mai hai deciso di dare, per così dire, una piega diversa all’evoluzione del Borgo. Partendo stavolta da una distruzione? Volevi renderlo più “reale”?
Ho semplicemente scritto la terza storia che il borgo mi ha “dettato”, e il borgo è sempre più autonomo.

Successo meritatissimo per Un terremoto a Borgo Propizio, hai in mente il sequel? O altro?
Successo è una parola grossa. Sicuramente sta avendo un’ottima accoglienza e tanto affetto, ma la prossima pubblicazione dipenderà dalle vendite. Però, sì, ho già scritto il quarto romanzo: mi piace restare al borgo.

La tua saga è perfetta per la realizzazione di una fiction, ci hai mai pensato? Se si, hai mai immaginato gli attori protagonisti?
L’eventuale fiction è inclusa nel contratto di agenzia e so che ci sono alcune valutazioni in corso da parte degli addetti ai lavori. No, attori no, sono una sognatrice… concreta!



Bene! Per ora non possiamo fare altro che ringraziare e salutare Loredana Limone e aspettare l’uscita del suo prossimo libro e, chissà, magari rincontrarla e chiacchierare ancora con lei.

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