sabato 3 ottobre 2015

L'intervista a... BEPPE QUINTINI a cura di Katia Fortunato


“Penso che l’intervista sia la nuova forma d’arte […] Un’intervista ti dà spesso l’occasione di confrontare la tua mente con delle domande, il che a parer mio è quel che s’intende per arte. Un’intervista ti dà anche l’opportunità di eliminare tutti quei riempitivi… devi tentare di essere esplicito, accurato, in argomento… niente menate. La forma dell’intervista ha i suoi ascendenti nel confessionale, nel dibattito e nel confronto incrociato. Una volta che hai detto qualcosa, non c’è modo di ritrattare. Troppo tardi. E’ un vero momento esistenziale.” [Jim Morrison]

L’intervista

Qualche mese fa è uscita la seconda edizione “riveduta e corretta” di Voci soffocate (vedi rece), un thriller dello scrittore Beppe Quintini. Oggi siamo in sua compagnia per fargli qualche domanda.


Come mai una seconda edizione? In cosa si differenziano i due scritti?
La seconda riedizione nasce grazie allo scouting in rete della casa editrice Fanucci. Fondamentali sono stati i riscontri dei lettori, le loro recensioni, e ciò è stato fondamentale per rilanciare la scommessa del libro. La differenza tra le due edizioni è sostanzialmente nell’ editing, molto scrupoloso ed efficace.

I due personaggi principali hanno vissuto nella loro vita, esperienze che li hanno segnati e, insieme, trovandosi, hanno cambiato le loro vite, cosa che magari ci si poteva aspettare… Non ha avuto la tentazione di pensare a qualcosa di diverso per loro?
Ho sempre tentato e cercato di rendere i personaggi più veri e credibili, vicini alla realtà. Credo, infatti, che due persone dal passato travagliato, trovandosi a condividere le difficoltà incontrate, hanno la necessità di ricercare, nell’altra persona, un conforto immediato. Che poi duri, questo è tutto ancora da scrivere…

Quanto c’è di autobiografico nel personaggio di Mathias?
Pochissimo. Non ho molto in comune con il personaggio che ho creato, anche se non nascondo che mi piacerebbe assomigliargli.

E per la costruzione degli altri personaggi si è ispirato a persone esistenti?
Si prende spunto da ciò che si ha intorno e poi si comincia ad addobbarlo a proprio piacimento. In ogni caso qualcuno è più somigliante di altri, come l’estroso Furlizzi, il medico legale.

Sbaglio o il personaggio di Marina ha il nome di sua moglie?
Esatto. È stata una sorta di riconoscenza alla persona che, più di altre, ha creduto in questo progetto, senza mai abbandonarlo. Mi ha incoraggiato, ascoltato e stimolato nei momenti più difficili. Ecco perché desidero che questo libro “prenda il volo”, per condividere con lei i cambiamenti positivi che potrebbe regalarci.

Ha usato anche i nomi dei suoi figli; l’ha fatto per renderli partecipi?
A dire il vero, ho terminato di scrivere questo libro nel lontano 2008 e il mio primo figlio è nato nel 2012. Non ho cambiato i nomi che già esistevano nell’edizione precedente. Credo sia solo una piacevole coincidenza. E, ovviamente, non mi sono fatto condizionare da Voci Soffocate nella scelta dei nomi da dare ai miei figli.

Lei ha una laurea in ingegneria, è un fotografo e ha scritto un libro… Dove e come è nata l’idea?
Più di tutto sono una semplice persona che è riuscita a realizzare uno dei tanti sogni con la pubblicazione e la distribuzione del libro. Per il resto lavoro sodo, cerco di farmi venire idee e metto creatività in tutto quello che faccio. Ho scritto un libro perché avevo in mente questa storia da parecchio tempo e un periodo buio dal punto di vista lavorativo mi ha permesso di dedicarmi alla stesura dello stesso, per quasi un anno.
 
Oltre che scrittore, immagino sia anche un lettore; quali autori l’hanno influenzata? Ne ha uno che apprezza particolarmente?
Forse deluderò molte persone ma devo essere sincero: non sono un gran lettore. Specialmente negli ultimi tre anni ho letto pochissimo. Una nuova attività da seguire e notti in bianco (dovuto a figli allergici al sonno) sono le scuse che confortano questa mia carenza.

Si aspettava questo riscontro di pubblico?
Mi aspetto molto di più, dal punto di vista delle vendite. Il riscontro dei “pochi” che lo hanno letto è troppo travolgente per non avere ambizioni. Ci sto provando in tutti i modi, ma la strada sembra sempre in salita. Chissà che, prima o poi, si incatenino una serie di eventi per cui Voci Soffocate possa prendersi la giusta visibilità.

E’ stato difficile promuovere il suo libro?
Difficilissimo. Io utilizzo le poche armi, a basso costo, che mi sono concesse: il web, i social in generale e qualche campagna a pagamento. Dopo di che si sviluppa una rete circoscritta ad amici e conoscenti, qualche contatto esterno. Ma il grosso dovrebbe essere supportato da un investimento, da un buon marketing. Cose che, ad ora, non ho avuto il piacere di toccare con mano. Ma sulle quali ripongo fiducia per un futuro prossimo.

Come autore alle prime armi, cosa si sente di consigliare ad un ragazzo che vorrebbe diventare scrittore?
Di terminare il libro solo se lo reputa obiettivamente un buon prodotto, di credere sempre che il proprio sogno si possa realizzare, di non preoccuparsi delle porte sbattute in faccia. Di essere sempre determinato e con un obiettivo ben preciso.

Ultima domanda da lettrice: Immagino sia in cantiere un altro libro (mi dica di sì!), giusto? Devo, dobbiamo aspettarci qualcosa di diverso o ha preso in considerazione l’idea di creare una serie?
Dipende solo dai lettori e dal riscontro nelle vendite. Può sembrare un discorso venale, ma non lo è. Per scrivere Voci Soffocate è servito quasi un anno, approfittando di un periodo in cui avevo perso il lavoro. Oggi sto spendendo risorse e tempo per la mia nuova attività, ma il sogno resta sempre quello di poter vivere inventando storie nuove da far leggere, come quella ferma in cantiere, un’altra avventura di Novari, stavolta sotto il sole di un’estate Malagueña.
Io continuo a crederci…

Bene. Io la ringrazio di cuore e la saluto augurandomi di ritrovarla presto in libreria con un nuovo romanzo.
Grazie ancora.

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