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giovedì 1 ottobre 2015

American sniper a cura di Katia Fortunato

Autore: Chris Kyle, Jim DeFelice e Scott McEwen
Titolo: American Sniper
Genere: Autobiografia
Pagine: 352
Data di pubblicazione: 2012
Casa editrice: William Morrow and Company

Tra il 1999 e il 2009 Chris Kyle, membro dei Navy SEAL degli Stati Uniti, ha fatto registrare il più alto numero di uccisioni a opera di uno sniper di tutta la storia militare americana. I suoi compagni d’armi, che ha protetto con la precisione letale dall’alto dei tetti e da altre postazioni invisibili durante la guerra in Iraq, lo chiamavano “la leggenda”. Per i nemici, invece, era semplicemente al-Shaitan Ramadi, il diavolo di Ramadi. Texano di nascita, Chris impara a sparare da ragazzo, andando a caccia con il padre. Dopo aver fatto il cowboy e aver partecipato a diversi rodei, decide di arruolarsi nei SEAL e viene subito catapultato in prima linea nella “guerra al terrore” intrapresa dall’amministrazione Bush dopo l’11 settembre 2001. “American sniper” è l’autobiografia di un guerriero che rimpiange di non aver ucciso più nemici, ma, al tempo stesso, non nasconde la drammaticità dell’esperienza bellica. Il racconto delle sue imprese si intreccia alle pagine dedicate alle vicende più strettamente private. Sino alla sofferta decisione di congedarsi, per diventare “un bravo papà e un buon marito”, e per aiutare, i reduci in difficoltà e abbandonati a se stessi. Sopravvissuto a battaglie, imboscate e trappole di ogni genere, Chris Kyle troverà prematuramente la morte proprio per mano di un giovane veterano afflitto da disturbo da stress post-traumatico un anno dopo l’uscita dell’edizione originale di questo libro.

“Ma la religione non dovrebbe insegnare la tolleranza?”
 
   Decisamente interessante, soprattutto per gli amanti del genere. A volte molto tecnico, quando spiega il funzionamento delle diverse armi, ma non è proprio noioso, grazie anche ad uno stile parecchio easy. Personalmente non posso fare paragoni col film, ma parlandone con i miei, che l’hanno visto, è decisamente meglio, cosa che non stupisce affatto. Il film omette parecchie cose che rendono Chris più umano, ma al contempo, c’è la commemorazione di Chris che nel libro manca. Peccato. Una postilla a parte ce l’avrei messa, magari quando ci sarà una ristampa, chissà, tenendo conto di quanta gente sia andata allo stadio a rendergli omaggio.

“E’ curioso come a volte le persone più forti si sentano peggio degli altri quando non hanno il controllo della situazione e non possono stare vicino alle persone che amano.”

P.S. Dato che sono curiosa e sono una donna (combinazione letale), sono andata a vedermi il film. Confermo quanto scritto sopra. Nel film Chris è sicuramente più simpatico, ma decisamente, il Chris del libro mi piace parecchio di più, con i suoi ideali, le sue paranoie, le sue presunzioni e la sua tenerezza.

“Se non riesci a trovare un senso nelle cose, cominci a cercare un’altra maniera per affrontarle.”


                      

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