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lunedì 21 settembre 2015

Fight club a cura di Noemi Galletti

Autore: Chuck Palahniuk
Titolo: Fight club
Genere: Romanzo
Pagine: 223
Data di pubblicazione: 1996
Casa editrice: Mondadori


Tyler Durden è un giovane che si trascina in una vita di bugie e fallimenti, disilluso dalla cultura vacua e consumistica che impera nel mondo occidentale. Sua unica valvola di sfogo sono gli incontri clandestini di boxe nei sotterranei dei bar. Tyler crede di aver trovato una strada per riscattare il vuoto della propria vita, ma nel suo mondo non c’è posto per alcuna regola, freno, o limite.
Il romanzo ruota intorno ad un anonimo protagonista che lotta con il suo crescente disagio nei confronti del consumismo e con l'ambizione della cultura statunitense verso la mascolinità. Per combattere questa situazione, crea di nascosto un club di pugilato come forma radicale di psicoterapia.


   Come ho letto questo libro? Non tutto d’un fiato. È difficile arrivare alla fine del libro senza ritrovarsi stanchi di leggere. Non sei stanco perché sia noioso, anzi. Sei stanco perché è pesante. Ridondante. Ma bello e pesante.
Ne vale la pena.
Più che altro perché serve a farti capire quanto sia facile morire per riuscire a vivere. Un controsenso che sa di illogico, ma è tanto vero quanto apparentemente fuori dalle regole della vita.  Tanto duro con se stesso da non definirsi. Senza nome. Senza un reale carattere. Una trasposizione tra lui e Tyler. Sappiamo sempre chi è Tyler. Perdiamo di vista cosa sia lui. Mai quello che sia combattere la vita a pugni stretti. Finché ti perdi insieme a lui, e sei andato troppo avanti nella lettura per poter riuscire a bloccare tutto. A far sì che tutto quello che hai addosso non si trasformi in angoscia, in verità, in pensiero dilagante che si chiama riflessione. E coì anche Lui. Senza nome.
L’unico a conoscere tutta la verità è Tyler.
Ne è uscito un film anni fa. Ma per chi ancora non lo avesse visto, affacciatevi prima al libro e poi al film. La trasposizione è simile, ma manca di qualche verità che invece inserisce Palahniuk.

“La gente mi chiede sempre se conosco Tyler Durden. Tyler: - Tre minuti, ci siamo. Punto zero. Vuoi dire qualcosa, per immortalare l'occasione? –
Con la canna di una pistola in bocca ti esprimi solo a vocali.
- Non riesco a pensare a niente. –
Per un istante dimentico completamente il piano di demolizione controllata da Tyler, e mi domando se quella pistola è pulita.
Tyler: - Ora la cosa si fa eccitante. –
Il vecchio detto: "uno ferisce sempre la persona amata", eh, vale anche al contrario! Abbiamo posti in prima fila per questo spettacolo di distruzione di massa. Il comitato demolizione del progetto Mayhem ha avvolto i pilastri portanti di una dozzina di edifici con esplosivo al plastico. Tra due minuti le cariche principali innescheranno quelle nelle fondamenta e diversi isolati saranno ridotti a un cumulo di macerie. Io questo lo so perché lo sa Tyler.
Tyler: - Due e mezzo... pensa a tutto quello che abbiamo concluso. –
E all'improvviso mi rendo conto che tutto questo: la pistola, le bombe, la rivoluzione... ha qualcosa a che fare con una ragazza di nome Marla Singer.”

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