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venerdì 16 febbraio 2018

Libri Versus Film_16. Avvenne domani a cura di Erik Screm


Libri Versus Film è la rubrica bisettimanale di Vivo perché leggo curata dall'autore Erik Screm. La rubrica, come si evince dal nome, vedrà ogni due settimane una comparazione tra un libro e la propria trasposizione cinematografica (o viceversa) in cui verranno sottolineati i pro e i contro di entrambi per, alla fine, decretare un vincitore. E nella prossima puntata, vincerà il libro oppure il film?


Avvenne domani







'Avvenne domani' è un film in bianco e nero del 1944, diretto dal regista francese René Clair.
Il film racconta la storia di Lawrence 'Larry' Stevens, un giornalista dell'Evening News a cui viene recapitato il quotidiano serale del giorno successivo. Ha così modo di scrivere articoli di episodi di cronaca prima ancora che questi avvengano, suscitando le simpatie del suo direttore e alcuni fraintendimenti con la legge. Ma è quando Larry legge sul quotidiano del giorno dopo la notizia della propria morte, che parte un irreale conto alla rovescia nell'attesa che avvenga il fatidico evento che lo farà andare a miglior vita. Larry farà di tutto per non trovarsi nel luogo della sua morte, ma il destino, proprio come sul giornale, è già stato scritto e, alla fine, egli dovrà fare i conti con colui che dovrebbe ucciderlo.
Il film si mantiene su un'atmosfera che si basa sulla commedia e sul surreale, come si può capire dalla trama; è stato criticato per la semplicità dei personaggi, che non sono dotati di una profonda psicologia. In parole povere, i personaggi sono degli stereotipi: del giornalista medio che scopre un modo di far parlare di sé, di una donna affascinante e furba, di uno zio in carne e protettivo e un poliziotto che considera la legge innanzi tutto, senza dare possibilità a niente che possa sembrare inspiegabile. La critica corrisponde al vero; io penso, tuttavia, che sia anche un punto di forza di questo film: personaggi con una psicologia approfondita, in un film di questo genere, leggero e simpatico, capace di strappare più di una risata, sarebbero stati fuori luogo, quasi una forzatura.
A mio avviso la pellicola, nonostante sia uscita nel lontano 1944, è invecchiata bene, e la sua visione è godibile oggi come lo era ai tempi, grazie alla buona interpretazione degli attori – tra i quali ricordiamo Dick Powell, Linda Darnell e Jack Oakie -, a una colonna sonora in stile classico davvero meravigliosa e, soprattutto, una storia divertente e coinvolgente.

Storia che, per lo meno nelle sue basi, è stata tratta da un racconto di Edward Plunkett, anche conosciuto come Lord Dunsany, del 1928, 'The Jest of Hahalaba'; lo scritto si discosta molto dal film. In comune mantengono solo l'idea di fondo.
Mentre nel film a dare il quotidiano del giorno dopo al protagonista è un suo collega defunto, nel testo è uno spirito vero e proprio, invocato da un alchimista che mette a conoscenza da subito il suo padrone della natura ilare dello spirito.
Ovviamente il protagonista non darà retta all'alchimista, e ciò porterà allo svolgersi della storia.
Il testo è scritto come commedia teatrale – quindi un ambiente delineato in principio in poche righe e la vicenda che si svolge con i dialoghi tra i vari personaggi -, quindi di facile lettura ma, se non fosse per l'ottima idea di fondo, lo si dimenticherebbe facilmente.
Le immagini, l'impatto visivo, le musiche – per non dire la trama più corposa e arricchita di particolari rispetto all'originale -, riescono a dare quella marcia in più che al racconto purtroppo manca; ed è forse per questo motivo che di Lord Dunsany si ricordano ben altri scritti e che difficilmente si troverà qualcuno che ha letto il testo da cui il film è stato tratto.

È per questo motivo che proclamo vincitore della sedicesima puntata di Libri Versus Film 'Avvenne domani' di René Clair.

Ringraziandovi anche questa volta per il tempo che avete speso a leggere questa mia umile e personale comparazione, vi invito a seguire la rubrica nella sua diciassettesima puntata, in uscita tra due settimane!

"Pop Benson: News is what happens... Time is only an illusion!"









Scritto da: Edward Plunkett (Lord Dunsany)
1a edizione: 1928
Lingua originale: inglese
Genere: fantastico, drammatico
Numero pagine: 8 ca












Diretto da: René Clair
Sceneggiatura: René Clair, Dudley Nichols
Con: Dick Powell, Linda Darnell, Jack Oakie, John Philliber
Anno di uscita: 1944
Durata: 63 minuti
Genere: commedia, fantastico
Bianco e nero

mercoledì 14 febbraio 2018

Tre canti di San Valentino a cura di Katia Fortunato

Autore: E. Somma, P.V. Reynolds, L. Fessotta
Titolo:
Tre canti di San Valentino
Genere:
Poesia
Pagine:
132
Data di pubblicazione:
2018
Casa editrice:
Rinnovare libri





Uno speciale momento di incontro di tre autori che condividono uno speciale Karma.
Una visione dell'amore sfaccettata come la vita, con verve e brio.







Eccoci qua. A quanto pare ci sto prendendo gusto con le poesie e oggi, che è San Valentino, penso sia proprio la giornata ideale per parlarvi di questo libro, una raccolta di poesie d’amore.
Che ci volete fare… Ci sono caduta anch’io, ma del resto, vuoi il giorno, vuoi il freddo, vuoi una bella cioccolata calda e un plaid sulle gambe, leggere poesie scalda il cuore.

“Quella frase che ti fa sognare, ciò che la tua anima vuole amare…
Poesia…
…quell’ispirazione che se non la scrivi… vola via…”

E allora non facciamo che questo succeda, non facciamo volare via l’ispirazione, prendiamola e mettiamola su carta e condividiamola con gli altri. Questo, credo, hanno pensato i tre autori che hanno deciso di lasciarsi guidare dalla loro ispirazione e hanno creato queste bellissime poesie. E quale momento migliore se non il giorno dedicato all’amore, per lasciar andar il cuore accanto alla persona amata?

sabato 10 febbraio 2018

La sorella a cura di Beniamino Malavasi

Autore: Louise Jensen
Titolo:
La sorella
Genere:
Thriller
Pagine:
324
Data di pubblicazione:
2017
Casa editrice:
Sperling & Kupfer



Due amiche inseparabili come sorelle, due strade divise da una terribile tragedia. Un unico misterioso messaggio dal passato: «Grace, ho fatto una cosa orribile.Spero che riuscirai a perdonarmi...» Le ultime parole di Charlie continuano a perseguitare la sua migliore amica Grace, che non è più la stessa da quando lei è morta. Grace è una giovane maestra che vive tranquilla con Dan, conosciuto ai tempi del liceo. È una ragazza piena di sensi di colpa, perché si è sempre sentita responsabile della scomparsa delle persone che ha amato, persino di quella della sua migliore amica Charlie. Loro due avevano un legame speciale fin da ragazzine, quando avevano nascosto insieme la misteriosa memory box di Charlie. Ora quella scatola piena di segreti è l'unico oggetto rimasto a Grace come ricordo. Al suo interno, ha trovato la lista dei desideri dell'amica: il primo sarebbe stato ritrovare il padre che non aveva mai conosciuto. Per lealtà verso quella che per lei è stata una sorella, Grace decide dunque di indagare e ben presto si imbatte in un'altra donna, Anna, che sostiene di essere la vera sorella di Charlie. Sarebbe bellissimo ritrovare una famiglia, ma il suo arrivo è accompagnato da segnali inquietanti. Gli oggetti scompaiono. Arrivano telefonate silenziose nel cuore della notte. Messaggi minacciosi. Persino Dan si comporta in modo strano. E Grace è sicura che qualcuno la segua. È tutto nella sua mente o succede davvero? Per darsi una risposta, Grace inizia un agghiacciante viaggio nel proprio passato. E in quello della ragazza che credeva di conoscere come se stessa.

Chi è Annabelle Fisher? E Alexandra “Lexie” Claire Fisher? Grace Matthews è paranoica? Siobhan è colpevole o innocente?
Domande che trovano risposte nel bel romanzo d’esordio di Louise Jensen.
Impostato come “thriller” psicologico (invero, il dualismo tra la protagonista Grace e la sua antagonista si svolge ad un livello soprattutto mentale ed emotivo) “La sorella” presenta altresì tratti fortemente drammatici (cosiddetto “thriller” drammatico).
La struttura narrativa prevede l’alternarsi di capitoli ambientati nel presente e nel passato ed in entrambi i tempi è la voce narrante della protagonista a guidare il lettore attraverso gli accadimenti della sua vita. Accadimenti destinati ad influire in modo irreversibile non solo sulla sua ma anche sull’esistenza dei suoi familiari e delle sue amiche.
La lettura procede scorrevole, la trama cattura l’attenzione e, come si conviene ad ogni buon “thriller”, in chi legge, pagina dopo pagina, cresce il desiderio di sapere “il come e il perché”. Al riguardo, l’Autrice mostra la sua bravura nel saper incastrare eventi e persone nel modo migliore e più accattivante per il pubblico.
Certo, alcune situazioni sembrano inserite solo per “allungare il brodino” e far crescere l’attesa nel lettore; tuttavia, al riguardo si può ben parlare di “difetti di gioventù” che nulla tolgono alla bontà dell’impianto generale
Al contrario, dove l’Opera in commento mostra qualche pecca è il finale: un po’ troppo sdolcinato e poco in linea con quello che vorrebbe o, meglio, dovrebbe essere il romanzo in oggetto. Ancora, il lettore più attento non mancherà di intuire chi sia l’autore (o l’autrice?) degli attacchi alla protagonista ben prima della chiusura del testo.
In conclusione, “La sorella” può dirsi un buon prodotto, che merita di essere letto e, quindi, consigliato a chi cerca un libro valido.

martedì 6 febbraio 2018

Ombre sull'Hudson a cura di Maristella Copula

Autore: Isaac B. Singer
Titolo:
Ombre sull’Hudson
Genere:
Narrativa
Pagine:
608
Data di pubblicazione:
2015
Casa editrice:
TEA





Nella New York degli anni '40 s'intrecciano le vite di ricchi ebrei sopravvissuti all'Olocausto e rifugiatisi in America. Il pio Boris Makaver disereda la figlia Anna non appena scopre che ha lasciato il secondo marito per fuggire in Florida con il suo ex precettore, Hertz Grein. La fuga non va a buon fine: i due tornano a New York e si separano. Nel frattempo una dentista, fanatica di sedute spiritiche, organizza una messinscena con un'attrice, facendo credere al secondo marito di Anna che la sua ex moglie, defunta, è tornata in vita. Per l'uomo lo shock è tale che presto ne muore. Anna decide di tornare con il primo marito, un attore di teatro yiddish divenuto famoso a Broadway. Intanto Grein, sempre lacerato tra lussuria e vita religiosa.







“Tutta la nostra storia è un unico immenso pogrom,
  dall’Egitto fino a ora”

Il mondo e lo stile di scrittura dei fratelli Singer sono impareggiabili: essi narrano la tradizione e i miti ebraici, un grande miscuglio di razionalità e misticismo, culture profonde, l’interesse per il mondo occulto e la magia dei medium, degli astrologi, delle stelle del cielo, un mondo sottratto all’Olocausto che essi si sentono in dovere di far rivivere per noi, dove le persone morte nei campi di sterminio riprendono vita e colore sotto i nostri occhi. Personaggi pieni di contraddizioni che cercano disperatamente se stessi nella confusione post bellica, spasimando risposte ai tanti perché dell’esistenza di un Dio che è stato a guardare il libero arbitrio dell’uomo trasformarsi in orrore, in folle genocidio.
“Ombre sull’Hudson” di Isaac Bashevis Singer, fu pubblicato per la prima volta a puntate sul ”The Jewish Daily Forward” , stampato nel 1957 in yiddish e tradotto in inglese solo nel 1998. E’ un romanzo corposo di quasi 600 pagine ambientato nella New York del dopoguerra all’interno della società di quei ricchi ebrei che, trasferendosi in America prima delle persecuzioni, erano riusciti a scampare alle atrocità naziste o di quelli che arrivarono in quel paese lontano soltanto dopo essere sopravvissuti all’Olocausto. Ognuno di loro subì delle perdite in termini affettivi e finanziari, perdite immani.
Nel libro è raccontata la storia di Boris Makaver e di sua figlia Anna che dopo un matrimonio sbagliato con un attore yiddish, si risposa con un uomo che smette presto di amare perché il suo cuore è rapito dal suo ex precettore, l’affascinante Hertz Grein, con il quale decide di scappare. Il gesto dei due amanti avrà conseguenze rovinose all’interno delle loro famiglie, nelle quali non mancheranno sofferenze di ogni tipo, malattie e morte. Ognuno farà la sua scelta dolorosa costellata di sensi di colpa, di inadeguatezze spirituali, di ricerca di un cammino di penitenza che tarderà ad arrivare per la natura stessa dei protagonisti. Ogni personaggio, analizzato profondamente in ogni minimo dettaglio esteriore e intimo, avrà una sua storia da raccontare fino ad una coralità di voci che si riuniranno in una sola domanda senza risposta: perché? Lo spaccato di una società ebraica che ricerca disperatamente le sue radici strappate, uomini e donne che vagano come ombre nel tentativo spesso fallito di ricostruire le loro vite interrotte, nella bocca e nei pensieri dei quali il narratore Singer trasferisce il suo pensiero, i suoi sentimenti trafitti dall’amore e dalla morte, la drammaticità dell’esistenza fatta di note tragiche ma anche ironiche, la complessità di un popolo sradicato che si aggrappa alle ultime tradizioni per non sentirsi morire del tutto nell’ attonita meraviglia dell’esistere ancora nonostante tutto.
“ Il dovere di uno scrittore, dice Singer, è quello di divertire il lettore, di sollevare il suo spirito, di fornirgli la gioia e l’evasione che sempre la vera arte garantisce. Nondimeno, aggiunge, è anche vero che uno scrittore serio del nostro tempo deve essere profondamente impegnato sui problemi della generazione alla quale appartiene”. Lui è riuscita a fare magistralmente l’una e l’altra cosa, scrivendo un libro le cui pagine “volano” e riportando alla vita tutta una generazione sterminata che a stento si riconosce negli occhi e nell’anima di quella successiva ormai sperduta in società e paesi differenti o in nuovi ideali senza radici forti e sicure a cui fare riferimento.

sabato 3 febbraio 2018

L'inutile zavorra dei sentimenti a cura di Maristella Copula

Autore: Helga Schneider
Titolo:
L’inutile zavorra dei sentimenti
Genere:
Narrativa
Pagine:
194
Data di pubblicazione:
2015
Casa editrice:
Salani



 Per Karl, l'amore è rimasto chiuso nella prima giovinezza, insieme alle poesie che scriveva e alle sue fantasticherie di adolescente: il padre ha deciso che la sua vita seguirà la rigida disciplina della carriera militare, e l'ultimo rifugio della sua anima sognatrice rimane Sigrid, l'adorata sorella cresciuta come una principessa delle favole, ingenua e bellissima. Da buon funzionario in carriera e perfetto SS, Karl ha anche una fidanzata che incarna tutti gli ideali femminili del nazismo: bionda, inequivocabilmente ariana ed entusiasta sostenitrice del Führer. Karl non la ama, questo è certo, come non ama il proprio lavoro e non crede nel regime né in tutte le sue bugie, perché le bugie del regime sono, in un certo senso, quelle che continua a raccontare a se stesso. Quando scoppia la guerra e un losco individuo inizia a ricattarlo, il cuore di Karl si apre all'orrore ma anche alla prima, sconvolgente passione per una donna: una passione impossibile, un pericolo mortale, ma forse l'unica speranza di risurrezione per la sua anima.



Helga Schneider ci ha raccontato la sua esperienza nel periodo storico del nazismo con i suoi bellissimi racconti di bambina e ragazzina che osservò con i propri occhi ciò che avvenne. Ce lo ha riportato fedelmente senza mai emettere un giudizio che è stato completamente lasciato alla valutazione dei posteri. Sappiamo che fa parte della sua scelta di scrittrice e testimone trasmettere non solo le sue vicende personali. Si sente in dovere, infatti, di documentarsi sempre in modo approfondito perché il lettore, giunto alla fine di ogni suo romanzo, abbia la soddisfazione, ogni volta, di essersi arricchito di un aspetto storico del quale non era a conoscenza.
“L’inutile zavorra dei sentimenti” (edito in Italia da Salani nel 2015) non è certo uno dei suoi migliori romanzi anche se ci fa vedere il contesto storico rappresentato da un’angolazione differente, quella cioè di quanti, pur essendo ascritti ai ranghi del regime nazista, non ne condividevano l’ideologia, almeno non in pieno.
E’ la storia di Karl Breitfels, rampollo di una ricca famiglia tedesca, diventato SS per sfuggire al fronte. Di animo poetico, ha dovuto adattarsi ai desideri del padre intraprendendo la carriera militare e fidanzandosi con una donna ariana di “sani principi hitleriani”. Ma, nonostante una delle regole del regime detti che “la gioventù deve liberarsi dell’inutile zavorra dei sentimenti che accecano la mente, minano la razionalità, indeboliscono il carattere e compromettono l’integrità ideologica”, Karl viene travolto dall’amore per una donna “proibita” e negando ogni priorità dottrinale proteggerà un segreto di famiglia legato all’adorata sorella Sigrid fino a mettere a repentaglio la sua stessa vita.
La scrittura dell’autrice è lineare e pulita e, mi dispiace dirlo perché ho di lei una grande ammirazione per i suoi precedenti e più famosi scritti, il libro è abbastanza mediocre e piatto anche se è inteso a far comprendere come il nazismo fosse impegnato ad edificare persone deprivate di ogni sentimento e di ogni umanità, negando persino ogni forma esteriore ed espressiva delle emozioni e demolendo ogni risorsa fondamentale dell’anima dispensatrice di speranza e di vita.