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sabato 13 gennaio 2018

La mamma a cura di Maristella Copula

Autore: Antonella Ossorio
Titolo:
La mamma
Genere:
Narrativa
Pagine:
280
Data di pubblicazione:
2017
Casa editrice:
Einaudi



Nella notte del primo marzo 1843, rischiarata da una cometa che sembra minacciare sventura, viene al mondo una bambina. È un parto complicato, che potrebbe finire male se ad assistere non ci fosse Lucina, la "mammana" del paese, e forse sarebbe meglio così: la piccola è una "capa janca", albina, e dunque maledetta. Sarà Lucina, dopo averla salvata, a darle un nome, Stella, e farle da madre, portandola via da quel posto che rifiuta entrambe. Perché anche Lucina, malgrado la bellezza sfolgorante, nasconde una condanna, un segreto custodito troppo a lungo. Con l'aiuto di Bartolomeo, corteggiatore ostinato, Lucina si trasferisce a Napoli. Ma neppure nel brulichio della città, accogliente e minacciosa insieme, sembra trovare pace. Perché "così come è un azzardo giurare per sempre, è un peccato di superbia affermare mai più". Antonella Ossorio mescola romanzo storico e saga familiare. La storia di tutti quelli che con fierezza e coraggio, nello scontro quotidiano tra doveri e desideri, non rinunciano a ricercare la propria strada.




“Perché quello che siamo è ciò che scegliamo di essere ogni giorno”

Antonella Ossorio, scrittrice napoletana e appassionata amante della letteratura sudamericana, dopo diversi anni di insegnamento e dopo la stesura di libri dedicati al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, esordisce con il suo primo romanzo dedicato ad un pubblico adulto: “La mammana”, edito da Einaudi nel 2014.
Ambientato in Campania, nella cornice storica della seconda metà del XIX secolo, con particolare attenzione al periodo riguardante i tempi dei moti e delle rivolte popolari del 1848, il libro parte da un avvenimento magico e misterioso, l’apparizione nei cieli di una stella cometa il 1 Marzo 1843 e si conclude con il passaggio di un’altra stella cometa, visibile a tutti nel 1858 e conosciuta come la cometa Donati. Tra l’uno e l’altro evento ci saranno dei salti temporali che riporteranno indietro la storia fino al 1827, per aiutare il lettore a meglio comprendere l’indole e il vissuto dei personaggi della storia raccontata.
La protagonista, la mammana Lucina Longobardi, è una donna bellissima, dotata di un corpo sinuoso e di un viso pieno di fascino, incorniciato da una crocchia di capelli nerissimi. Dietro tanta bellezza ha sempre nascosto un segreto inimmaginabile ma lei “sublime e imperfetta, dolente e indomita, dolce e amarissima” è riuscita, nonostante tutto, a percorrere una strada lastricata di solitudine e di maldicenza pur di essere se stessa. E le stelle le hanno fatto un dono prezioso: una figlia che “per pelle aveva un velo da sposa, per occhi due cristalli di rocca e sul capo una lanugine bianca” come la neve. Una figlia inaspettata destinata ad ammantarsi anche lei, come la madre Lucina, di rifiuti e di esclusioni, di pregiudizi e di superstizioni, di un marchio di dolore tanto forte da essere considerato indelebile. Destinate l’una all’altra dal destino, Lucina e Stella (chiamata così in onore della cometa) vivranno una vita piena d’amore da dedicarsi, un amore capace di superare persino il sacrificio di una separazione tanto è devoto e generoso.
E anche il libro è pieno di un amore declinato in tutte le sue più lucenti sfumature, un amore che conduce alla rinascita, alla resurrezione, alla ricostruzione di una vita intera senza mai perdere il coraggio di affermarsi: l’amore tra una zia e il nipote, tra una madre e la propria figlia, l’amore e la complicità tra un uomo e una donna, l’amore che nulla chiede se non di respirare la stessa aria del proprio bene avvolgendolo con un abbraccio caldo, determinato e protettivo, l’amore dell’amicizia che diventa “sorellanza”, l’amore che è in perenne contrasto con l’ emarginazione, la cattiveria, i pregiudizi e le credenze popolari radicate profondamente in un certo tipo di mentalità.
Una bellissima storia proposta con l’estremo garbo di una scrittura morbida e appena screziata di incisivi accenti dialettali e che ci racconta la diversità e il raggiungimento di una propria identità come un grande valore aggiunto, attraverso la fuga prima, ( stupende le descrizioni dei borghi delle campagne campane e della caotica e colorata città di Napoli) e l’accettazione totale del sé, poi.
Accurata la ricostruzione storica e scenografica del periodo, precise le descrizioni degli usi, dei costumi e delle tradizioni popolari del tempo, toccanti e pieni di tormento i personaggi principali che non sono stati, però, sviscerati a sufficienza e nella profondità dei quali avrei voluto calarmi più intimamente per conquistare una qualità emozionale più elevata e di conseguenza più coinvolgente.

giovedì 11 gennaio 2018

Senza far rumore a cura di Katia Fortunato

Autore: Riccardo Castiglioni
Titolo:
Senza far rumore
Genere:
Thriller
Pagine:
272
Data di pubblicazione:
2017
Casa editrice:
La ponga






Una vita vissuta in sordina, una ragazza ignara del pericolo che corre, il passato oscuro che ritorna. Antonio, insegnante in pensione, conosce on line Claudia, un'universitaria appassionata di libri come lui. Le strade dei due si divideranno per colpa di un banale equivoco per poi tornare a incrociarsi quando, dal passato di Antonio, un vecchio incubo dimenticato emergerà minacciando Claudia.







Ho letto proprio un bel libro, garbato e delicato. Sì, sì. Mi è proprio piaciuto.
La scrittura fluida, la storia interessante e per certi versi tenera, mi hanno tenuta incollata. Non è un thriller vero e proprio quindi non aspettatevi morti truculente o indagini al limite del tempo. Più che un thriller o un giallo è un soft thriller. C’è qualche imprecisione e personalmente non ho gradito, tra un paragrafo e l’altro i “più tardi” o “qualche ora dopo” che, sempre secondo me, erano superflui, ma a parte questo, sono proprio contenta di aver letto “Senza far rumore”. E mai titolo fu più azzeccato. Il libro entra piano, silenziosamente e ti prende e ti fa affezionare ai protagonisti; ti fa immedesimare in loro e a fare il tifo, per loro. Che carino il prof! La sua sensibilità e il suo coraggio mi hanno intenerita. Bello, bello veramente. Bravo Castiglioni. Se continua così, ne vedremo delle belle.

lunedì 8 gennaio 2018

L'uomo del labirinto a cura di Katia Fortunato

Autore: Donato Carrisi
Titolo:
L’uomo del labirinto
Genere:
Thriller
Pagine:
400
Data di pubblicazione:
2017
Casa editrice:
Longanesi



L’ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d’ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l’Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro. Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l’ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine… E questa è l’occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede.
L’Uomo del Labirinto l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.

Donato, Donato, Donato! Ma che mi combini???
‘sto libro è un casino! Nel senso… Il libro è molto bello, adrenalinico al punto giusto, con suspense ad effetto e la scrittura di Carrisi sempre al top, ma non me lo puoi chiudere così!!!
Ora, dando un’occhiata in rete, ho notato che per questo libro c’è un vero e proprio furore: gruppi di lettura, sottogruppi di lettura, gruppi wa, solo ed esclusivamente per parlare del finale di questo benedetto libro. C’è chi dice che è una genialata, chi che sia una presa per il culo, chi non ha capito un accidenti e chi si è limitato a dire che era un sorta di antipasto per un libro futuro che Carrisi ha già ben in mente, una sorta di prequel, per capirci. C’è chi addirittura ha proposto un tampinamento feisbucchiano al profilo di Carrisi per farsi svelare cosa gli frulla nella testa, e non mancano propositi illegali di sequestro di persona in un labirinto per costringere Carrisi a spiegare. Naturalmente si scherza, ci mancherebbe altro, ma questo per dirvi in che delirio mi sia ritrovata leggendo questo libro. Senza contare che non guarderò mai più un coniglio con gli stessi occhi di prima.
il mio parere? Ehhh. Non ve lo dico. Mi sto scervellando su ‘sto libro da Capodanno, vi pare che vi renda le cose facili? E no, dovete leggervelo e chissà che non ci si incontri in uno dei gruppi di cui parlavo sopra. A me, per ora, non resta che aspettare il prossimo libro, sperando che Carrisi non se ne esca con un altro nuovo protagonista, ma che continui sulla scia di questo, e soprattutto che questo, non sia un libro dal finale raffazzonato tanto per chiudere in tempo con l’editor…

Citazioni


sabato 6 gennaio 2018

Forum: La famiglia Karnowski

In collaborazione con Club Qualcuno con cui… Leggere

(libro proposto da Michela)

Autore: Israel J. Singer
Titolo:
La famiglia Karnowski
Genere:
Narrativa
Pagine:
498
Casa editrice:
Adelphi


Israel J. Singer è un maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d'ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nell'affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi - Polonia, Germania e America -, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all'alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell'oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna "essere ebrei in casa e uomini in strada". Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski - percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniate e nemica, la contraddizione che innerva l'intera storia familiare.


Michela: (la nostra amica aveva già recensito per Vivo questo libro, trovate qui il suo commento)

Luisa: Israel J. Singer(1893-1944) è stato uno scrittore polacco, autore yiddish. Figlio di Pinchas Mendl Zinger, rabbino e autore di commentari rabbinici, e Basheva Zylberman. Fu il fratello meno noto dello scrittore, Nobel per la letteratura Isaac Bashevis Singer e della scrittrice Esther Kreitman. Questo romanzo narra di tre generazione della Famiglia Karnowski ebrei polacchi che si trasferiscono a Berlino e successivamente in America. David è il capostipite insigne erudito e commerciante che rifiuta l'ortodossia e si reca a Berlino per frequentare la sinagoga retta da un rabbino della nuova generazione. Si parlerà di David nella prima parte del romanzo. Il figlio Georg che dopo un periodo di ribellione diventerà un medico affermato e sarà il protagonista della seconda parte. Il suo matrimonio con una "goy" come vengono chiamati i cristiani provocherà una insanabile rottura con il padre. La terza parte è dedicata a Jegor, figlio di Georg che vive l'ambiguità religiosa con grande sofferenza. Sullo sfondo ci sono gli avvenimenti storici come la Prima guerra mondiale e il successivo periodo post bellico, l'avvento del nazismo e la conseguente persecuzione degli ebrei. Le prime avvisaglie di emarginazione da tutto degli ebrei e una esperienza terribile a scuola del figlio Jegor convinceranno Georg di emigrare con tutta la famiglia in America. Jegor odia il padre non vuole essere ebreo e vorrebbe tornare in Germania. Sicuramente è il personaggio più problematico e più antipatico oserei dire di tutto il romanzo. Singer però ha uno stile molto scorrevole e rende piacevole la lettura. Il mondo ebreo mi ha sempre affascinato ed ho letto molto volentieri anche i libri di Chaim Potok che lo descrive tanto bene quanto Singer. Nel romanzo troviamo tutto il conflitto religioso, nel rapporto uomo-donna e padre -figlio. Un bellissimo romanzo che vi invito a leggere.

Valentina: Questo libro mi è piaciuto moltissimo! Ne ho apprezzato la scrittura, la struttura e la storia. La scrittura è curata ma scorrevole e rende facile seguire una narrazione di per sé molto ricca e intensa. La struttura anche sostiene molto bene la narrazione, in particolare ho trovato estremamente interessante il passaggio oltreoceano. Mi ha colpito come questo passaggio non fosse limitato al singolo protagonista o alla sua famiglia, ma ad un intero sistema che viene ricostruito. La narrazione attraversa tre generazioni e ci porta nel mondo ebraico. Ne scopriamo le tradizioni e il modo in cui si ripercuotono sulle relazioni familiari ed extrafamiliari. Sentiamo la sofferenza portata dalla persecuzione, da un punto di vista meno esplorato, che non è quello del deportato ma quello dell'esule. Molto forte la figura di Jegor, ha suscitato in me sentimenti ambivalenti: dalla rabbia, alla compassione. Ho pensato che più di tutti abbia subito il peso di questo sistema familiare e religioso provato dalle vicende storiche. Ha agito male, è vero, ma non ho mai potuto fare a meno di pensare a tutto quello che l'ha condotto fino a lì. Molto belle anche le figure esterne alla famiglia. Ho odiato Hugo e mi è invece piaciuto molto il Dr Landau.

Francesca: Bellissima analisi! Sono piaciute molto anche a me le parti riguardanti le tradizioni, vorrei conoscere quelle del mondo intero tanto mi affascinano.

Lucia: Per me è stata una rilettura, lo avevo letto un po’ di tempo fa ed ho desiderato rileggerlo. È una saga familiare che si presta a più livelli di lettura, il primo come storia di una famiglia con tutte le problematiche che possono sorgere. La bravura di Singer è quella di aver inserito in questo contesto familiare tutti i problemi che sono sorti in Germania a discapito degli ebrei. A causa delle devastazioni riferite alla Prima Guerra Mondiale, le potenze occidentali vincitrici imposero alle nazioni sconfitte una serie di trattati molto duri, imponendo anche il pagamento di somme consistenti in risarcimento ai danni causati dalla guerra. Non credo che la Germania abbia estinto il suo debito e comunque Il popolo tedesco messo a dura prova si è accanito contro gli ebrei e Singer lo spiega bene in questo libro. È a mio avviso un romanzo fondamentale per capire la situazione politica e storica di quel momento.

Francesca: Ottima anche secondo me la scelta di Singer di scrivere secondo più livelli di lettura! Non ti stanca e tiene vivo l'interesse.

Elena: Mi dispiace non poter condividere i vostri commenti entusiastici, purtroppo non sono riuscita a cogliere questo libro. In un mese ho letto con fatica 70 pagine, non è nelle mie corde...

Francesca: È un libro tanto impegnativo.

Silvana: L’ho finito perché me lo sono imposto. Non è che non mi sia piaciuto, ma non mi ha nemmeno entusiasmata.

Francesca: La famiglia Karnowski è un romanzo molto impegnativo, non per stile né per struttura, anzi tanto di cappello a Singer che ha reso scorrevole e diretto un testo simile, non di facile lettura per il carico di sofferenza che porta dentro.

“Nessuna cosa al mondo è immutabile, tutto si trasforma, perfino la solida materia, figurarsi la parola degli uomini.”

Un libro indispensabile, una famiglia che ho tanto ammirato, una musa ispiratrice che in balia di un'abile penna regala al lettore uno spaccato importante di cent'anni di storia. I personaggi ben delineati e collocati nella narrazione li ho amati tutti, anche quelli che mi hanno fatta arrabbiare, grazie alla perfetta gestione da parte dell'autore che ha giocato un ruolo fondamentale: è facile cadere nel banale quando una storia è stata raccontata in mille salse, ma lui con l'escamotage della saga familiare e complice la mia curiosità di entrare nelle case altrui, ha dato vita, per me, ad un gioiellino di singolarità. Landau, fantastico con le sue sane idee tanto attuali che mi hanno ricordato la mia Valentina, la saggezza di reb Efrem, la leggerezza di Rebecca, Lea, Teresa e la signora Holbeck, il lato debole e sottomesso della storia, Hugo, così insulso quanto perfetto nel suo ruolo, Elsa la guerriera, il personaggio con cui da ragazza mi sarei identificata e l'ironica scaltrezza di Solomon. E poi loro, i grandiosi Karnowski: David, Georg e Jegor.
Li ho amati con i loro difetti e la loro incontrollabile testardaggine, ho gioito per i successi e sofferto per la situazioni subite, e ammirati per il coraggio di andare e di restare. Gli anni di Elsa e Georg che serenità e che immensa tristezza quelli di Jegor...non potrò mai dimenticare la sua figura di ragazzetto spoglio degli abiti e della dignità, misurato come un animale da macello e deriso come un pagliaccio che inscena uno spettacolo circense. Ho riletto molte volte quelle pagine provando un senso di vergogna incontrollabile e amarezza. Mi è piaciuto molto anche come i fatti storici abbiano trovato dimora nell'ambiente circostante, Berlino, città da sempre nei miei sogni: la contrapposizione delle razze è narrata in modo così deciso senza diventare melodrammatica, così contemporanea e incidendo ancora una volta la verità di ciò che siamo stati e che ancora oggi siamo. Cambiano i tempi, le razze, i paesi, ma non il succo.

Valentina: Era un libro che avrei voluto leggere, ma probabilmente avrei rimandato. Invece sono proprio contenta di averlo letto ora... oltretutto come ormai saprete tra poco vado a Berlino e questo é stato un buon modo per iniziare ad avvicinarmi alla città!

“Si tratta di mia figlia, della felicità della mia bambina. Quindi me ne infischio del mio orgoglio, non m'importa un fico secco.”

Mariella: Credo che "La famiglia Karnowski" sia una delle saghe familiari che mi ha appassionato maggiormente. In primo luogo, del tutto positivo, è stato l'approccio con l'autore di cui non avevo letto nulla. I Karnowski più che personaggi di un libro erano diventati per me delle vere e proprie persone che avevo il piacere di incontrare all'inizio e alla fine della giornata. Mi ha colpito la capacità di Singer di costruire l'intera saga e il suo procedere con la narrazione focalizzandosi sui tre personaggi principali: David, Georg e Jegor. Mi sono piaciuti i loro caratteri forti, a tratti bruschi e decisi. Ho apprezzato le figure femminili e il contrasto che si creava con i personaggi maschili: sono rimasta affascinata, in particolar modo, dalle figure femminili che ruotano intorno a Georg. Non ho letto molti libri che raccontano la terribile esperienza vissuta dagli ebrei durante la loro persecuzione, perché è un tema per me molto doloroso, e Singer è riuscito perfettamente a trasmettermi quel senso di inadeguatezza, di sofferenza, di vergogna che devono aver provato. I Karnowski mi mancheranno molto!

Francesca: Mancheranno pure a me. Anch'io ho apprezzato tantissimo i personaggi femminili, tutti, l'istinto era quello di coccolare queste piccole ma in fondo grandi donne!

Barbara B.: Quanto mi è piaciuto questo libro!!! Ho cercato di centellinarlo, di non lasciarmi travolgere dalla lettura come avrei avuto la tentazione di fare. Leggere la saga di questa famiglia è stato come aprire una porta, entrando non solo in un'epoca storica bene o male già conosciuta ma in un mondo di rituali, tradizioni, lingua, profumi tutto nuovo e tutto da assaporare. Questi scrittori israeliani che ho scoperto da poco (penso per primo a Nevo che per me è stato come accendere la luce) si rivelano davvero incredibili, forieri di una cultura antica e di un modo di raccontare che portano con sé come un patrimonio genetico. Ho amato tutti in questo libro (a parte Hugo in effetti) perché Singer è riuscito secondo me a dipingere dei personaggi interi e pieni, con le loro luci e le loro ombre. E mi trovavo a passare dalla compassione, alla tenerezza, al rimprovero man mano che li conoscevo sempre di più. Difficilmente per conto mio avrei scelto questo libro, e mi sarei persa un
vero gioiello.

Francesca: Quanto mi affascinano le tradizioni??? Qui ho trovato un gran piacere nel leggerle e immaginarmi a mettere in pratica ogni piccola abitudine!
Nevo... come accendere una luce... mai espressione fu più azzeccata di questa!

Ida: Il mio commento potrebbe ricalcare in toto quello di Michela, ne avevamo già parlato e seguito i commenti di ogni giorno durante la lettura condivisa su Twitter. Anche per me infatti a questo libro si addice l'aggettivo "capolavoro", sia per la scrittura che ho trovato molto ricca, come già per altri autori israeliani (anche per me hanno una marcia in più), sia perché è un affresco famigliare che copre l’arco di tre generazioni, sia per la bravura dell’autore di raccontare la Storia di quegli anni, il cammino del popolo ebraico dalla terra polacca fino a Berlino, e ancora oltre, fino alla multietnica New York, il sofferto vissuto nei confronti della religione in maniera così diversa per i protagonisti, l’antisemitismo europeo. Bellissime le figure femminili, Lea, Elsa e Teresa. Dolci, coraggiose, indipendenti. Un libro che mi resterà nel cuore.

Francesca: Molto delicata la tua analisi Ida mi ci ritrovo. Devo dire che ho amato molto anch'io le figure femminili, per la dolcezza che ci trova d'accordo, ma anche per la fragilità. Ma forse hai ragione tu, non sono poi così fragili ripensandoci, non deve essere stato facile amare e vivere accanto a uomini tanto testardi e determinati come i Karnowski...

Arianna: Bella scrittura e bella saga... Personaggi a mio avviso pieni di personalità e fascino anche quelli negativi... Ciò che mi è piaciuto particolarmente è il fatto di non essermi trovata davanti la solita storia sugli ebrei che finiscono in campo di concentramento. Ne ho lette talmente ma talmente tante, che temevo andasse a parare lì. Invece abbiamo gli anni precedenti e poi l America. I Karnowscki sono dei bei tipi… Tanto carattere, tanti conflitti… Penso alla sorella Rebecca, alla presunzione di David, Georg e Jegor… Non sono simpatici, ma sono veri forti. Gran bella lettura.

Francesca: Anch'io ho tanto apprezzato che l'autore non sia caduto nella solita storia banale, davvero un gioiellino questo libro

Valentina: Bel tipo anche Rebecca, hai ragione!

Arianna: Infatti Francesca ci stava la solita storia dei poveri ebrei tanto buoni e innocenti deportati... Questi invece sono cazzuti.

Francesca: Sì Arianna, straordinari! Cazzuti ci sta meglio.

Lucrezia: Devo ammettere di esserne rimasta un pochino delusa. Ma parliamo prima degli aspetti positivi, è un affresco storico perfetto ti sembra di respirare proprio l'atmosfera di Berlino in quegli anni, specie l'atmosfera che c'era se eri ebreo poche volte nei romanzi in cui si fa ricostruzione di tutto ciò si respira con la stessa potenza, qui si vede che c'è stata proprio una presa diretta. Scorre che è un piacere, una volta iniziato non riesci a metterlo giù (almeno per quanto mi riguarda) non vedi l'ora di capire cosa succederà la pagina dopo. Passiamo ora ai lati negativi, mi è stato impossibile mentre lo leggevo non paragonarlo ad "Addio a Berlino" di Isherwood a causa dei suoi personaggi femminili, che qui sono poco più che ombre subordinate ad un universo chiaramente patriarcale e li invece avevano parte attiva e centrale nel romanzo. All'inizio non riuscivo ad individuare cosa mi infastidisse, nonostante il libro mi prendesse, poi ho realizzato con piena potenza il tutto con l'arrivo di Elsa, l'occasione sprecata di tutto il romanzo, sembra quasi che Singer ci prenda gusto a farla partire come un treno per poi affossarla. Peccato, peccato, peccato.
In ogni caso un libro che merita lettura.

Lucia: Allora è una fortuna non aver letto Addio Berlino!!! Però me lo segno che lo voglio leggere.

Lucrezia: Qualsiasi cosa abbia scritto Isherwood merita una lettura, ma lì ci sono dei personaggi veramente straordinari.

Lucia: Grazie Lucrezia non credo di aver letto nulla di questo autore.

Lucrezia: Io ti consiglierei di iniziare da "Un uomo solo" che anche solo per l'incipit merita di essere letto e riletto.

Gino: Bellissimo "Un uomo solo", mi era piaciuto tanto anche il film! "Addio a Berlino" mi manca, anche io voglio leggerlo,

Lucrezia: "Straconsigliatissimo" ne posto un pezzettino:
"Ti sei stancato di Berlino alla fine?"
"Oh no ...Più che altro, direi, è Berlino che si è stancata di me."
"Allora tornerai?"
"Sì immagino di sì."
"Secondo me tornerai sempre, Christopher: questa sembra proprio la tua città"
"Forse hai ragione"
"È strano come ogni persona sembri avete un luogo suo...Specialmente se non ci è nata. La prima volta che andai in Cina, per esempio, mi sentii subito a casa, una sensazione che non avevo mai provato in vita mia... Forse, quando morirò la mia anima volerà a Pechino."
"Non sarebbe meglio arrivarci in carne e ossa? Fossi in te, il prima possibile prenderei un treno per l'Oriente!"
Bernhard rise. "D'accordo, seguirò il tuo consiglio! Ma a due condizioni: primo, devi venire con me; secondo, lasciamo Berlino stasera stessa."
"Dici sul serio?"
"Sì, certo."
"Che peccato! Mi sarebbe tanto piaciuto venire... ma purtroppo ho 150 marchi in tutto."
"Naturalmente sarai mio ospite."
"Oh, Bernhard, che idea meravigliosa! Ci fermiamo qualche giorno a Varsavia per i visti. Poi andiamo a Mosca e prendiamo la transiberiana..."
"Allora parti con me?"
"Sicuro!"
"Stasera?"
Finsi di pensarci su: "Stasera non riesco...Prima di partire devo ritirare il bucato in lavanderia...Facciamo domani?"
"Domani è troppo tardi."
"Che peccato."
"Già."
(...)
Forse sono lento di comprendonio. In ogni caso mi ci vollero quasi 18 mesi per capire che quello era stato l'ultimo, il più audace e il più cinico degli esperimenti a cui Bernhard ci aveva sottoposti. Perché adesso ne sono assolutamente convinto: La sua era una proposta serissima." Bernhard insieme a Sally è il mio personaggio preferito del libro guarda caso è anche lui ebreo.

Valentina: Non conoscevo Isherwood e proprio negli ultimi giorni lo "incontro" ovunque. Credo che "Addio a Berlino" sarebbe stato una buona lettura per accompagnarmi lì la prossima settimana. Troppo tardi ormai, ma lo leggerò al rientro.
È citatissimo nel libro che sto leggendo ora, Voci di Berlino di Mario Fortunato.

Francesca: Elsa quanto mi è piaciuta! Peccato come dici tu non aver preso il volo. Bella analisi!!! E grazie per i suggerimenti letterari

Gino: «[...] È il nostro destino, e nessuno può sfuggire al proprio destino»
La famiglia Karnowski è un romanzo di Israel Joshua Singer. Pubblicato per la prima volta nel 1943, un anno prima della morte dell'autore, il romanzo racconta la vita di tre generazioni dei Karnowski, una famiglia ebraica proveniente dalla Galizia polacca. Il libro ci racconta attraverso tre generazioni di questa famiglia, prima con David, uomo colto e illuminista che all’inizio del ‘900 si allontana dalla famiglia, quello che era lo shtetl polacco, per trasferirsi a Berlino, allora capitale dell’impero tedesco e vista dall’uomo come culla del libero pensiero e della modernità, e patria del filosofo ebreo tedesco Moses Mendelssohn. Poi Singer ci introduce la storia del figlio di David, Georg che si allontana da tutto ciò che è il culto ebraico fino ad arrivare a sposare una non ebrea, riuscendo poi a diventare uno stimato medico ginecologo. Si arriverà poi alla nascita del figlio Joachim George, meglio conosciuto come Jegor, che segnerà l’ascesa del Partito Nazista e del potere di Hitler, che sarà fortemente combattuto nella costruzione della sua identità e del suo sentirsi parte inclusa/esclusa di questo mondo. Dal senso di straniamento di Jegor nascerà il viaggio verso New York in cerca di altre possibilità senza distinzioni e classificazioni dettate da un’origine troppo ingombrante. Un libro complesso, che richiede attenzione nella lettura, ma che merita di essere letto poiché Singer ci offre a tutto tondo la realtà ebrea di quelli anni fatta di privazioni, di dolore, di sofferenza, di domande spesso senza risposta. Di donne al margine e di uomini col braccio forte. Di grida, di urla, di fughe che hanno il sapore di una nuova speranza.

Adriana: Come dice la mia amica Michela, gli autori ebrei hanno una marcia in più, sono coinvolgenti, capaci di farti entrare dentro il romanzo con grande facilità. La scrittura è accurata, ricca nei dettagli dei personaggi, ricca nella storia… I protagonisti sono resi vivi dalla penna di Singer così come quelli che fanno da contorno. L'ascolto di queste 3 generazioni mi ha accompagnato piacevolmente durante i miei viaggi. Molte delle recensioni che ho letto fanno paragoni con il Singer più famoso, io non l'ho ancora letto e non mancherò di farlo, ma la domanda che sorge spontanea è, siete certi di non esser condizionati dal fatto che l'altro abbia vinto il Nobel e di conseguenza vi rende poco "lucidi"?

Francesca: L'altro non l'ho letto ma questo è bellissimo non c'è dubbio!!!

Gino: Ti riferisci all'altro Singer de "La famiglia Moskat?" Neanche io l'ho ancora letto.

Lucia: Io l'ho letto l'altro Singer, descrive il popolo ebraico della Polonia in modo accurato, mettendo in evidenza i loro usi e costumi. Sicuramente meritevole del Nobel ma la famiglia Karnowski è molto più scorrevole e gradevole.

Adriana: Si Gino, lo leggerò in futuro.

Emanuele: La famiglia Karnowski ha un valore storico molto importante, ti cala nella realtà di persone che vivono in un mondo che cambierà per sempre. La bravura di Singer è quella di non riuscire mai a nominare la Grande Storia: i fatti più noti sono a malapena accennati, quando non tralasciati del tutto. Sono i personaggi stessi a parlarci, le loro vicissitudini parlano meglio di un libro di storia. Nel complesso mi è piaciuto ma non mi ha preso completamente, e inoltre ho trovato la terza parte decisamente più sfilacciata rispetto alle due precedenti.