giovedì 20 luglio 2017

Equilibrio precario di Katia Fortunato

Autore: Gianna Gambini
Titolo:
Equilibrio precario
Genere:
Narrativa
Pagine:
194
Casa editrice: 0111edizioni
Data di pubblicazione:
2016



Firenze 2012-2013. Sullo sfondo di una città sempre più vicina alle metropoli centro-europee e sempre più lontana dalle bellezze rinascimentali citate dalle guide turistiche, si delineano le vicende di un gruppo di trentenni alle prese con un mondo del lavoro fatiscente e instabile. La precarietà delle loro condizioni economiche renderà sempre meno stabili anche le loro relazioni interpersonali, sgretolate dall’impossibilità e dall’incapacità di erigere progetti a lungo termine. Stefano è un professore precario di lettere che rifiuta l’idea di abbandonare la sua patria e ritiene che un cambiamento sia possibile solo tramite una rivoluzione pacifica, che capovolga definitivamente la piramide rovesciata del merito. Per un intreccio di casualità, il Prof. ha la possibilità di entrare in contatto con le alte sfere della Pubblica Istruzione italiana e dedurrà, suo malgrado, che il mondo delle persone semplici è lontano anni luce da chi prende decisioni irreversibili al posto loro.


   Ok, parliamone… ‘sto romanzo proprio non l’ho capito!
Vuole essere una storia d’amore? Mmh… Non credo. A parte un paio di sedute a letto, e le palpitazioni di cuore di lei e l’attrazione di lui, non c’è altro. Non una fine, non un inizio, o meglio, ci sono, ma è uguale…
Vuole essere un romanzo di denuncia? Che la scuola fa schifo lo sappiamo tutti, quindi? Si vuole arrivare da qualche parte oltre alle sedute goliardiche e alle lamentele?
I personaggi? Lui, lei, l’altra.
Lui; professore e attivista politico alla centro sociale de noartri…
Lei; innamorata di lui e che ci convive pure, ma a parte la descrizione dell’autrice, dove fa dire a lui cosa gli piace di lei, non c’è altro. Niente caratteristiche evidenti, niente azioni degne di nota… Da me si dice, non puzza e non odora.
L’altra; l’intrusa che vuole soffiare il lavoro a lui e il fidanzato a lei. Viziata, ma non stronza, anche se viene rappresentata come tale, e alla fine si ritrova senza lavoro e senza aver conquistato il cuore di lui.
Quindi, mi chiedo, qual è lo scopo di questo romanzo?
So che o bello o brutto, dietro un romanzo c’è tanto lavoro, tanti sogni, tante speranze, a maggior ragione se il libro è di un’autrice emergente, ma porca miseria, ‘sto libro non dà di niente!
Chiedo scusa, ma c’è tanta gente che merita molto di più di essere letta e da lettrice prima e da  recensitrice poi (anche se come mi ha fatto notare uno scrittore a cui non è piaciuta la mia recensione, non ho nessun diritto al riguardo), non mi va di non parlare di un libro che secondo me, si potrebbe evitare di leggere. Secondo me. Sia chiaro! Le opinioni sono molto personali, non smetterò mai di ricordarlo e ribadirlo!

lunedì 17 luglio 2017

Una ragazza bugiarda a cura di Maristella Copula

Autore: Ali Land
Titolo:
Una ragazza bugiarda
Genere: Thriller
Pagine:
416
Data di pubblicazione:
2017
Casa editrice:
Newton 



La madre di Annie è una serial killer. Avrebbe portato fino in fondo il suo piano criminale se la figlia non l'avesse consegnata alla polizia. Annie, a soli 15 anni, è stata costretta a denunciare la sua stessa madre, ma non è stata una scelta semplice. Ora ha un nuovo nome, Milly, e vive insieme alla sua nuova famiglia formata da Mike, la moglie Saskia e la loro figlia Phoebe. Adattarsi ai ritmi e alle abitudini di queste persone è molto più complicato di quanto avesse pensato, ma non ha altra scelta. Inoltre, la data del processo si avvicina e sa che dovrà testimoniare. Mike, che inizialmente aveva richiesto l'affidamento di Milly sperando di poterla aiutare vista la sua professione di terapeuta, è sopraffatto dagli impegni di lavoro e il tempo che le può dedicare è del tutto insufficiente. Saskia, dal canto suo, riesce a malapena a gestire la figlia naturale, e non è in grado di stare dietro anche a quella adottiva. Phoebe ha preso malissimo l'arrivo di Milly in casa: è arrabbiata, vorrebbe che se ne andasse e, per rivalsa, comincia a bullizzarla, spalleggiata dalle amiche. Milly, isolata e in cerca di sostegno, fa amicizia con Morgan, una ragazza del vicinato simpatica ma troppo piccola per esserle veramente di conforto. Milly avrebbe bisogno di qualcuno che le prestasse ascolto: ci sono segreti che riguardano i crimini di sua madre su cui sa molto più di quanto non abbia confessato, ma sembra che non ci sia nessuno disposto ad ascoltarla...


   Ali Land, dopo la Laurea in Psicologia e in Salute Mentale e diversi anni passati a lavorare negli ospedali e nelle scuole, diventa scrittrice a tempo pieno. La sua opera prima “Una ragazza bugiarda” (edita in Italia da Newton Compton nel 2017) è un bellissimo thriller psicologico (titolo originale Good me, bad me, molto più inerente alla storia di quello italiano) è già in traduzione in più di venti paesi. Anne, a soli quindici anni, trova il coraggio di denunciare la propria madre, una spietata serial killer di bambini, una donna che pur dopo le terribili torture fisiche e psicologiche che ha inferto anche alla figlia, sembra avere ancora un ascendente su di lei che, nonostante sia stata affidata ad una famiglia e sia continuamente protetta, sente ancora nella testa le terribili considerazioni che sua madre faceva.
Il processo alla donna è vicino. Mancano poche settimane. La famiglia affidataria di Anne è quella di Mike, lo psicologo che la segue passo per passo perché dovrà testimoniare al processo e che la sta aiutando ad affrontare quest’esperienza così dolorosa e traumatizzante.
Insieme a Mike la moglie Saskia, una donna depressa ma all’apparenza frivola e la loro figlia Phoebe, più o meno coetanea di Anne che ora, per ragioni di sicurezza, viene chiamata Milly. Phoebe è un’adolescente ribelle che ha problemi a rapportarsi con i genitori: la madre Saskia non è in grado di creare un rapporto con la figlia e il padre Mike è troppo occupato, con il suo mestiere impegnativo, ad aiutare gli altri. Una famigliola di facciata che ha all’interno grossissimi problemi ma che all’esterno è quasi il simbolo della famiglia felice. Non è la prima volta che Mike e Saskia prendono dei ragazzi difficili in affido e Anne/Milly, dopo tanta sofferenza pensa di trovare in Phoebe un’amica e una sorella. Ma la situazione è molto più difficile…
Con gli occhi di Anne/Milly, il lettore potrà immergersi non solo nell’insormontabile dicotomia del suo animo, ma potrà vedere a fondo le fragilità immense di tutta la famiglia e della società da cui viene circondata e chiedersi continuamente “Chi è davvero Milly? Quanta parte di Milly c’è in lei e quanta parte di Anne è rimasta a sporcarla intimamente? Riuscirà a riscattare la sua vita e soprattutto davvero ha detto tutta la verità? O una parte di essa è ben nascosta in ogni sua intima piega?”.
Una storia oscura, piena di temi importanti come la violenza familiare, la depressione, la droga, il bullismo, il rapporto difficile tra genitori e figli. Un libro che non annoia mai, che non stanca perché le vicende sono ben condotte e scritte semplicemente ma con un ritmo eccellente e che riesce a coinvolgere totalmente tenendo sempre desta l’attenzione del lettore che rimane completamente affascinato dal personaggio di Anne/Milly. Ma anche il lettore deve restare sempre vigile e attento, perché il fascino che la ragazza opera su di lui è un’eredità che la madre le ha lasciato, una qualità che può essere usata anch’essa in modo contrastante, nel bene e nel male.

venerdì 14 luglio 2017

Personal a cura di Katia Fortunato

Autore: Lee Child
Titolo:
Personal
Genere:
Thriller
Pagine:
371
Data di pubblicazione:
2016
Casa editrice:
Longanesi



E infatti Jack Reacher deve tornare in servizio, richiamato dal dipartimento di Stato e dalla Cia. Qualcuno ha colpito il presidente francese a Parigi. Il proiettile era americano. La distanza tra il killer e il bersaglio era notevole. Quanti cecchini sono in grado di sparare da quasi un chilometro con una tale sicurezza? Pochissimi, e tra loro c'è di certo John Kott, una vecchia conoscenza di Reacher, che quindici anni prima lo ha mandato in galera. Ora Kott è libero e con il G8 in corso, questa non è affatto una buona notizia... Reacher nella sua caccia non è solo. Accanto a lui c'è Casey Nizza, una brillante analista. Ma i due hanno di fronte una strada disseminata di scelte difficili, spietati mafiosi, ex mercenari serbi e soprattutto nessuna possibilità di chiedere aiuto. Entrare in azione con una donna al suo fianco riporta Reacher al drammatico ricordo dell'ultima volta che ha lavorato in coppia e della fine tragica che ha fatto la sua partner. Non può permettere che accada di nuovo. Questa volta non può commettere nessun errore. È una questione personale...


   Jack, Jack, Jack… Amore mio!
Se non fosse per Tom Cruise, ti immagino figo da paura. Solitario, combattente, esperto di armi, leale e onesto. Si può volere di più da un uomo? Penso proprio di no. Quindi, io mi domando e dico, non potevano scegliere un altro attore per impersonarlo? No! Tom Criuse! Ma dico??? C’è decisamente di meglio!!! Che ne so… Jason Statham vogliamo buttarlo? No dico!!!
Comunque…
Child è un grande, e su questo penso proprio che non ci siano dubbi. Agli amanti del genere non può non piacere, assolutamente. Veloce, adrenalinico, con descrizioni tecniche mai noiose. Ti prende subito, dalla prima pagina. Io ho letto questo libro in meno di due giorni. Non riesci a mollarlo. Tra l’altro, poi, è scritto in prima persona e ti senti molto più coinvolta. Stai lì che leggi ed entri nei ragionamenti di Jack e cerchi di stargli dietro e vorresti entrare nel libro e aiutarlo, e poi, alla fine, quando ti rendi conto che è stato “preso in trappola” vorresti essere lì e fare qualcosa e poi capisci che non ce n’è bisogno, perché lui aveva capito tutto e ha lanciato una controffensiva… Ok, calma! Su Katia, respira, da brava!
Vabbè, leggetevi il libro…

mercoledì 12 luglio 2017

L'archivista a cura di Maristella Copula

Autore: Maurizio Onnis e Luca Crippa
Titolo: L’archivista
Genere: Biografia
Pagine: 322
Data di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Piemme



Hedy Epstein è una ragazzina come tante. Ha quattordici anni, una vita tranquilla in un piccolo paese tedesco, una famiglia affettuosa. Poi, un mattino, un professore le punta la pistola alla tempia davanti ai suoi compagni: la colpa di Hedy è di essere ebrea. È il 10 novembre 1938, la mattina dopo la Notte dei Cristalli. I genitori riescono per un soffio a farla fuggire in Inghilterra, appena prima che la catastrofe della Guerra mondiale li travolga.
Otto anni dopo, si apre in Germania la stagione dei processi ai criminali nazisti. In quei giorni una bella ragazza arriva a Berlino. Anche se indossa una divisa americana, il suo è un ritorno. A riportarla in patria è una missione precisa: lavorerà al processo di Norimberga contro i medici accusati di aver condotto esperimenti disumani sui prigionieri dei campi di sterminio. Si calerà nell’orrore dei lager, tra i documenti in cui la lucida follia burocratica del Reich ha archiviato i propri delitti, per ricercare le prove della ferocia nazista oltre i volti imperturbabili dei ventitré accusati. E poi, chissà che in quei fogli non si nasconda un indizio capace di rivelarle il destino dei suoi genitori, le cui tracce si perdono di fronte ai cancelli di Auschwitz.
Hedy scoprirà presto che il suo compito è ancor più arduo e doloroso di quanto potesse immaginare. Di notte vede in sogno la madre torturata dagli aguzzini nazisti, e comincia a sospettare che qualcuno stia sabotando il processo.
Per lei, la battaglia è sempre più cruciale: solo incastrando i criminali, potrà sperare di liberarsi dai fantasmi che la assalgono. Ma per salvarsi, sa che dovrà lottare senza arrendersi, senza fermarsi.
Fino alla fine.


   Dopo il bellissimo libro-documento “Il fotografo di Auschwitz” edito nel 2013 da Piemme, esce “L’archivista” che racconta una parte importante della vita di Hedy Epstein (1924-2016), una delle più famose attiviste americane per i diritti umani (nota in tutto il mondo la foto del suo arresto durante la protesta per la morte di Michael Brown avvenuta a Ferguson nel 2014) e una delle poche ebree capaci di vedere il conflitto arabo palestinese in un ottica differente, in opposizione alle politiche militari israeliane.
Il libro è frutto di un grande lavoro di ricerca, di testimonianze raccolte e di importanti incontri che gli autori Maurizio Onnis e Luca Crippa, che da anni scrivono in simbiosi, hanno utilizzato per questa biografia romanzata ricca di documentazioni storiche e fotografiche.
Hedy, nata a Friburgo in una famiglia ebrea, già a quattordici anni vive l’incubo della tristemente famosa Notte dei Cristalli e subisce le dure conseguenze delle leggi razziali naziste. I suoi previdenti genitori riescono in extremis a farla fuggire in Inghilterra attraverso un Kindertransport prima di venire catturati e trasportati ad Auschwitz dove troveranno la morte.
Dopo la fine della guerra Hedy lavorerà come archivista al Processo di Norimberga contro i medici nazisti, colpevoli di esperimenti disumani sui prigionieri dei campi di sterminio. Assunta dalla Procura Militare americana, avrà il compito di cercare prove atte ad inchiodare gli imputati alle loro responsabilità, cercando di fugare ogni dubbio perché in futuro nessuno possa mai dubitare che queste atrocità siano state realmente perpetrate.
Esperimenti sulle altitudini, sul freddo, sulla malaria, sui gas, verifiche degli effetti dell’acqua di mare sui corpi umani, prove sulla rigenerazione di ossa, muscoli e nervi, test sui veleni, sui sulfamidici, sulle ustioni, sulla tubercolosi e sul tifo petecchiale, sull’eutanasia e sulla produzione di scheletri umani, sulla castrazione attraverso i raggi X sono solo un piccolo elenco di nefandezze commesse a danno di prigionieri “cavia” sottoposti alle pratiche più abiette. Pochi di loro riuscirono a stento a sopravvivere, riportando danni gravi e permanenti nel corpo e nella mente.
Solo nel 1980, Hedy, dopo tanto dolore per la perdita della famiglia, riesce a visitare il campo di sterminio di Auschwitz, il luogo dove sicuramente i suoi genitori persero la vita tra i più spietati tormenti e fino ad età avanzata, ha continuato a condividere la sua storia e a riaffermare la sua importante testimonianza.

“Ricordare è l’unico modo che abbiamo per evitare di commettere gli stessi errori. Le discriminazioni esistono anche oggi. Pensiamo ai Palestinesi confinati a Gaza o alle ingiustizie che devono subire gli afroamericani in America. Racconto di quando mi chiamavano “sporca ebrea” perché non accada più a nessun bambino di sentirsi colpevole solo perché ebreo, nero, bianco o cinese”. E mai, questa donna forte e determinata, si è smentita nella sua lunga vita che, nonostante il dolore, è stata vissuta in pieno e in “modo sorprendente”.

mercoledì 5 luglio 2017

La danza dei demoni a cura di Maristella Copula

Autore: Esther Kreitman Singer
Titolo: La danza dei demoni
Genere: Classico
Pagine: 352
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Bollati Boringhieri


La protagonista di questo romanzo, Deborah, vive nel villaggio polacco di Jelhitz, agli inizi del Novecento, con i genitori e il fratello Michael. Il padre, Reb Avram Ber, è un rabbino seguace della corrente chassidica, che la madre, Reitzela, figlia di un rabbino erudito e di rango superiore, disprezza. Reitzela disprezza il marito, incapace di farsi valere, e anche la figlia, semplicemente per il fatto che sia femmina, poco attraente e quindi difficile da maritare. Mentre Michael riceve una buona istruzione ed è libero di muoversi a piacimento, Deborah è relegata in casa, a sbrigare faccende: non le è permesso di studiare, e nemmeno di leggere, quindi invidia il fratello con tutta l’anima, e sogna di sfuggire a una vita limitata ai pettegolezzi e al mercato. Quando però il rabbino si trasferisce con la famiglia a Varsavia, Deborah viene a trovarsi in un ambiente non meno squallido e repressivo. Solo dopo l’incontro con una donna che la inizia all’ideologia socialista, e la introduce in un circolo semiclandestino, comincia a nutrire la speranza di dare uno scopo alla propria vita. Alle riunioni rivede Simon, un giovane attraente, intelligente, conosciuto in precedenza. I due si innamorano ma non sospettano nemmeno lontanamente che il sentimento che nutrono sia reciproco; per di più, quando scopre che Deborah è la figlia del rabbino, Simon le proibisce di tornare agli incontri politici, gettandola in uno stato di assoluta depressione. Temendo di impazzire, la ragazza accetta di sposare un tagliatore di diamanti di Anversa, che si rivela presto pigro e incapace di sollevarsi da una condizione di fame e povertà. L’instabilità mentale della giovane donna si aggrava, e il romanzo si conclude con un sogno spaventoso: Deborah torna a Varsavia, e scopre che i genitori non abitano più lì. Si risveglia dall’incubo solo per ritrovarsi accanto al marito, nella casa vuota e silenziosa, in preda alla disperazione.

 ATTENZIONE POSSIBILE SPOILER!

   Pubblicato per la prima volta nel 1936 in yiddish e poi tradotto in inglese nel 1946 e pubblicato con il titolo “Deborah”, “La danza dei demoni” è il primo romanzo di Esther Singer Kreitman (1891-1954), la sorella maggiore degli straordinari scrittori Israel e Isaac Singer (quest’ultimo insignito del Nobel alla Letteratura nel 1978), ai quali unisce la sua voce unica e potente per raccontare il mondo ebraico degli inizi del XX secolo dal punto di vista femminile.
Il libro, palesemente autobiografico, ma ricco di un grande senso della storia e degli eventi, narra la storia di Debora, che agli inizi del secolo vive nel villaggio polacco di Jelhitz con i genitori e il fratello Michael.
Il padre, Reb Avram Ber, è un rabbino chassidico ricco di sapienza, esperto insegnante di Talmud. Egli, pur possedendo tante qualità, è sempre stato disprezzato, per la sua poca concretezza e il suo scarso senso degli affari, dal suocero e dalla moglie Raizela, erudita e cagionevole di salute, con tutto il tempo a disposizione per leggere, nelle sue lunghe giornate trascorse sdraiata sul divano. Tra gli ebrei devoti era scontato che una donna potesse aspirare solo al matrimonio e alla felicità domestica e Reb Avram sottostava a questa saggia regola, impedendo in tutti i modi che anche la figlia Deborah potesse seguire le orme materne. Ma Deborah, costretta ad assumersi il pesante fardello delle responsabilità domestiche della sua casa, aveva un desiderio represso di cultura e rivalsa. Ignorata da tutti si domandava continuamente il perché mettendosi in discussione e l’unica evasione da quella amara realtà erano i libri, letti di nascosto, comprati dal venditore ambulante del mercato. Sempre più afflitta e depressa, non trovando una sua collocazione nella vita, Deborah, rinuncerà ad un amore che pensa non essere corrisposto e accetterà alla fine, pur di sfuggire ad una famiglia in cui non si sente né amata né apprezzata, un matrimonio con uno sconosciuto tagliatore di diamanti, andando incontro ad un destino ancora più triste e solitario che si fermerà, per chi legge, alle soglie della Prima Guerra Mondiale. Nelle vicende familiari che la trascineranno fino a Varsavia e ad Anversa, Deborah sarà in grado di comunicare tutto il dolore della sua condizione al lettore, non privandolo mai di quei guizzi di sottile e amara ironia così marcati negli scritti dei suoi fratelli, soprattutto di Israel.
La storia di questa antieroina, che è poi la storia di Ester stessa (e per questo consiglio caldamente di leggere le sue note autobiografiche per rendersi conto della simbiosi tra il personaggio e l’autrice) ci affascina con una prosa struggente e coinvolgente, ricca di personaggi e di descrizioni ambientali condotte in modo magistrale e ci fa ancora una volta desumere che “il sangue non è acqua” e che i fratelli Singer avevano davvero radicato nel DNA un grande talento espressivo e intenso per l’arte della scrittura.